Versione in italiano dell’articolo apparso sul magazine BeSpoke Portofino e sul website The Chic and Cool in data 8 Settembre 2023.
di Maria Giulia Dolcini
Forse non sapete che a Portofino, in un pittoresco appartamento proprio sopra la Gritta, abita uno degli scrittori più controversi del bel paese, che ha all’attivo oltre ventitré titoli tra romanzi, raccolte di racconti e di poesie, trattati di esoterismo e di metafisica. Uno scrittore politicamente scorretto noto per il suo anticonformismo, oltre che per l’originalità del suo stile e per il suo eclettismo, i cui romanzi più estremi, tacciati di maschilismo, omofobia e pornografia, hanno suscitato scalpore nel mondo letterario italiano dividendo la critica.
Parliamo di Pier Francesco Grasselli, i cui scritti dichiaratamente anti-mainstream hanno un minimo comun denominatore, l’amore per Portofino e per l’Italia, dove spesso sono ambientati. È il caso della «trilogia maledetta», edita da Mursia, la saga della bella gioventù emiliana, delle sue tresche e dei suoi vizi nascosti, composta dai romanzi «L’Ultimo Cuba Libre», «All’inferno ci vado in Porsche» e «Vivere da morire», capitolo conclusivo che ha come sfondo la piazzetta, le lussuose ville e i locali alla moda della perla del Tigullio.
E non solo: Portofino compare a più riprese anche nei romanzi che costituiscono la famosa «autobiografia erotica» dello scrittore emiliano, pubblicata come la precedente trilogia da Mursia e con titoli esplosivi come «Fanculo amore», «Tromba Daria» e il più recente «I Maschilisti. Autobiografia erotica», un vero e proprio guanto di sfida al politically correct e alla «cancel culture».
Ma accanto alle opere «scabrose», le antologie poetiche, i romanzi iniziatici e i saggi di metafisica testimoniano la versatilità, la profondità di pensiero e l’ampiezza di orizzonti dell’autore emiliano.
A dire il vero, per la varietà dei temi affrontati e degli stilemi utilizzati, per la versatilità che mostra nell’uso del linguaggio, alternando registri diversissimi tra loro a seconda del carattere dell’opera e della tematica trattata, per le contraddizioni che porta con sé il continuo spostamento di questo autore tra il sacro è il profano, tra le alte vette della metafisica e i bassifondi della pornografia- passando per le “terre di mezzo” dell’umorismo, del dramma e della critica sociale – per tutte queste ragioni Pier Francesco Grasselli può essere considerato lo scrittore italiano più controverso e interessante.
Noi lo abbiamo incontrato per una piccola intervista.
I Maschilisti (Mursia, 2022)
“Questo romanzo include contenuti per adulti e passaggi estremamente crudi che alcune persone potrebbero considerare inappropriati, discriminatori, sessisti, omofobi, offensivi e lesivi della dignità di etnie, minoranze e confessioni religiose. Per quanto mi riguarda sono contrario a ogni discriminazione, ma quando si tratta di storie e di personaggi letterari non ammetto restrizioni e respingo categoricamente il nuovo «fascismo» del buonismo e del politicamente corretto che pretende di imporre limiti tematici e linguistici. La mia personale opinione è che oggi sia andato completamente perduto il senso della provocazione e che si tenda a prendere tutto troppo sul serio. Questo sta instupidendo la società, che invece di riflettere, comprendere e imparare, si limita a «cancellare».”, si apre con questo ‘disclaimer’ dell’autore Questo lavoro di Pier Francesco Grasselli è un racconto crudo, provocatorio e anticonformista che piacerà a chi è stufo della «dittatura ipocrita del buonismo», come sottolinea l’autore, e che con uno stile ironico, irriverente e audace sfida il politically correct e la «cancel culture».
Sinbad a Portofino
Ve lo ricordate Sinbad, il leggendario marinaio delle “Mille e una notte”, l’eroe dei sette mari, il ‘latin lover’ di Baghdad? È ambientato a Portofino (anzi a Portus Delphini, antico nome del paese) anche il primo capitolo del romanzo d’avventura “Le nuove avventure di Sinbad il marinaio”, una divertente rivisitazione dell’eroe delle “Mille e una notte” e delle sue spericolate avventure da un capo all’altro del globo terracqueo. Dall’Italia alla Guinea, dalla Cina a Santa Cruz de Tenerife, da Zanzibar all’isola greca di Elafonisos, da Tobago alla spiaggia di Waikiki, da Cuba a Istanbul, da Alessandria d’Egitto a Baghdad, Sinbad dovrà vedersela con sirene, stregoni voodoo, contrabbandieri, cannibali e mostri marini, incontrerà il califfo Hārūn al-Rashīd e il suo visir Giafanàl, sarà ricevuto dall’imperatore della Cina, lotterà a fianco del pirata Francis Drake e farà innamorare la regina Elisabetta I d’Inghilterra. Non mancheranno le avventure galanti, pane quotidiano del nostro marinaio, il rubacuori che ha una donna in ogni porto, l’ultimo eroe romantico.

Ph, John McRae
Chi è Pier Francesco Grasselli?
Scrittore, poeta, saggista e studioso di esoterismo Pier Francesco Grasselli inaugura la sua carriera con la scandalosa trilogia «maledetta» edita da Mursia e composta dai romanzi “L’ultimo Cuba Libre” (Mursia, 2006), “All’inferno ci vado in Porsche” (Mursia, 2007) e “Vivere da morire” (Mursia 2010), intrigante “fiction” che descrive le cattive abitudini dei “giovani bene” emiliani, tra una vacanza a Cortina e una a Portofino. Segnalate dalla critica come «Romanzi cattivi» (Panorama) e «Ritratto di una generazione» (Libero), queste prime sferzanti opere impongono Pier Francesco Grasselli nel panorama letterario italiano per l’originalità dello stile narrativo e la durezza delle vicende che raccontano (a queste sue opere sono state dedicate ben due tesi di laurea).
Più o meno nello stesso periodo escono anche i divertenti romanzi “Ho scaricato Miss Italia“(Mursia, 2008) e “Fanculo amore” (Mursia 2009), cui farà seguito, a dieci anni di distanza, lo spassosissimo “Tromba Daria“.
Fra le rivisitazioni di personaggi letterari, ci sono Sinbad il marinaio e Don Giovanni, il leggendario seduttore di cui Grasselli descrive la genesi e che trasporta nel ventunesimo secolo in due romanzi illustrati da Silvano Scolari (già illustratore Disney e Marvel e co-illustratore dei fumetti di Star Wars), Don Giovanni all’inferno e Le nuove avventure di don Giovanni, ambedue editi dalla fiorentina Porto Seguro, fondata dallo scrittore Paolo Cammilli.
Ma Grasselli è anche poeta: la raccolta di poesie “Sempre meglio che lavorare – Donne, solitudini e cocktail“, pubblicata dalle edizioni thedotcompany nel 2018, riunisce quasi tutte le poesie scritte dall’autore tra il 1998 e il 2018 mentre una seconda raccolta di poesie, “Poesie d’amore a una stronza” (Edizioni Il Foglio Letterario) è ora disponibile.
L’opera illustrata, in cinque volumi, “La Ricerca di Sé stessi“, è sicuramente l’opus magnum di questo poliedrico autore. Il protagonista della Ricerca ripercorre il cammino battuto dall’autore attraverso le sconfinate lande del misticismo e della metafisica, scoprendo e identificando i princìpi di cui è costituita quella particolare branca del sapere che viene chiamata «esoterismo», quei princìpi universali da cui traggono origine tutte le religioni e che sono comuni a tutte le correnti di pensiero metafisiche dall’alba dei tempi sino a oggi.
La Ricerca di Sé stessi è un romanzo di formazione, un’opera «pop» che alterna episodi di vita vissuta a parti più filosofiche e introspettive, dove accanto a grandi maestri della filosofia, della religione e dell’esoterismo come Rudolf Steiner, René Guénon, Yogananda, Vivekananda e a decine di altri guru e luminari della metafisica (tutti ritratti in modo simpatico dall’illustratore, il talentuoso piacentino Riccardo Passoli) sono citati maestri inventati come il Maestro Yoda di Guerre Stellari e Gandalf del Signore degli Anelli. Grasselli scrive, fra le altre cose, di fisiognomica e di medicina psicosomatica, dei sogni considerati come viaggi in realtà parallele, della realtà considerata come creazione della mente e delle sincronicità, dell’anima (una “costellazione” di archetipi o funzioni) e del fatto essenziale che trovare sé stessi significa individuare ed esprimere gli archetipi o funzioni che sono alla base dell’esistenza di ciascuno; si parla del karma e della meditazione, dell’astrologia e così via.
Grasselli ha recentemente dato alle stampe, per i tipi delle Edizioni OM, il romanzo iniziatico illustrato “Leonardo cuoco” (2021), che ha per protagonista un giovane Leonardo da Vinci impegnato ad aprire un’osteria vegetariana prima a Firenze e poi a Milano, sotto l’egida di Ludovico il Moro. Insieme a questa inedita e spassosa versione di Leonardo, per l’occasione vegetariano e animalista, nonché “iniziato ai misteri”, compaiono vari personaggi illustri come Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Lorenzo il Magnifico, Savonarola, Ludovico il Moro e persino Paracelso, Cornelio Agrippa e Raimondo Lullo (in virtù di un incantesimo). In una serie di conversazioni di Leonardo con questi interlocutori sono affrontati argomenti come il vegetarianismo, il crudismo, la medicina psicosomatica, la fisiognomica, la magia, l’alchimia e persino il segreto dell’eterna giovinezza.
A seguire, il romanzo breve “La musa” (Edizioni Pendragon 2021), nella prestigiosa collana “Glam” diretta da Gianluca Morozzi e Alessandro Berselli, una storia erotico-magica dagli echi nabokoviani, ambientata nella quieta provincia emiliana, che porta in scena il personaggio, caro a Grasselli, di Raimondo Spallanzani, scrittore quarantenne solitario e in crisi creativa che mette un annuncio: “Cercasi musa ispiratrice”. È da questo originale espediente che prendono avvio i fatti: dopo varie candidate inadatte, si presenta al “provino” una bellissima ragazza coi capelli rossi, appena maggiorenne, che risponde a tutti i requisiti. La giovane prende a frequentare casa di Raimondo. La sua presenza procura allo scrittore l’ispirazione di cui ha bisogno, ma dinamiche perverse viziano la relazione e gli eventi precipitano.
Tra le nuovissime uscite, il saggio di argomento esoterico per le Edizioni Gruppo Macro, «Le Chiavi del Sapere. Come lo spirito plasma la materia».
La sua letteratura non solo è molto prolifica, ma anche molto diversificata e si applica a una molteplicità di generi. Scrive testi esoterici e di recente ha anche portato Sinbad a Portofino. In lei scorrono copiosamente chimica del seduttore e vivacità intellettuale. Dietro quell’aria gaudente nasconde un animo tormentato?
Sono sempre stato irrequieto sotto molti aspetti, ma questo mi ha consentito di sperimentare una varietà di situazioni e di punti di vista diversi così che alla fine ne sono uscito arricchito.
Qual è il lusso più grande? Per un uomo e per uno scrittore?
Il lusso e il successo più grande, lo dice anche Thoreau, per un uomo e a maggior ragione per uno scrittore, cioè per uno che ha una inclinazione artistica, è vivere la propria vita così come lo desidera. Oggi, per molteplici ragioni, la maggioranza delle persone fa esattamente il contrario e questo è molto triste. Chiaramente, per un uomo e a maggior ragione per uno scrittore, il problema fondamentale è quello del sostentamento.
Ultimamente gli strali di chi propugna il politically correct, a ogni costo e a ogni livello della vita sociale, hanno raggiunto frastuoni insuperabili. Lei si dichiara “contro il fascismo del buonismo” e contro un esibito e diffuso orientamento ideologico volto a non ferire nessuno. Quali danni farebbero queste tendenze e a chi?
Questi “trend” culturali falsamente buonisti arrecano danno alla cultura stessa, appiattendola, annientando lo spirito critico, di cui infatti le nuove generazioni sono quasi completamente sprovviste, se si eccettua una blanda ironia di là della quale si intravedono le ombre di un cinismo quasi disperato. Di matrice ovviamente americana, essi stanno producendo quel che vediamo intorno a noi in ambito culturale e artistico da alcuni anni a questa parte, vale a dire opere sempre più anodine, scialbe, omologate nel linguaggio e nei contenuti, leggere e bon ton e in fondo, assolutamente superficiali, che non mettono in moto veramente il cervello. Rarissimi ormai i casi di opere letterarie, musicali o cinematografiche dirompenti come quelle che hanno caratterizzato gli ultimi trent’anni del secolo scorso. Oggi gli artisti accolti e promossi dal mainstream sono rigorosamente e preventivamente evirati e resi inoffensivi nei confronti del sistema stesso.
I suoi sono romanzi provocatori, è il primo a dirlo, ma anche terribilmente schietti, espliciti, audaci nella forma e nella sostanza. Anche in ragione di questo, nei “Maschilisti” ha inserito un disclaimer. Ma se al di là delle categorie che si potrebbero sentire offese, fossero proprio alcune ragazze o donne che lei dichiara di amare così intensamente a trovare certi passaggi difficili da digerire?
Quel che ho riscontrato è che le donne vere, quelle che amano la propria femminilità e amano uomini che siano veramente tali, quelle che giustamente e sensatamente non pretendono di equipararsi agli uomini in tutto e per tutto e riconoscono le oggettive diversità biologiche e spirituali tra i due sessi, quelle che non si sentono “oggettivizzate” ogni due per tre solo perché un uomo fa l’uomo e magari le guarda con desiderio o tenta l’approccio, ecco, queste donne, ho riscontrato, apprezzano anche i passi più “coraggiosi” di quel romanzo e di altri miei libri ugualmente provocatori. Credo siano donne che amano chi dice la verità di là dalle ipocrisie del mondo di oggi.
Penso che la scrittura sia un atto di responsabilità e mi pare di intuire che anche per lei sia così. Dunque, assumendo questa linea di pensiero, a quali rischi vanno incontro le nuovissime generazioni che, a causa di censori ignoranti, improvvidi e in malafede, si vedono sottrarre da sotto il naso pietre miliari della letteratura mondiale?
Vanno incontro a quella condizione di ignoranza e di superficialità in cui già sono immersi fino al collo – ma qui la colpa è anche della tecnologia che rende dipendenti e dei social network che hanno alienato le nuove generazioni. Da questa condizione di ignoranza e di superficialità non può che derivare insoddisfazione e depressione. Non a caso, a differenza delle generazioni precedenti, gli esponenti della generazione Z sono quasi tutti in cura dallo psicologo. Perché l’essere umano è nato per esplorare le profondità dell’animo suo e dell’universo che lo circonda e se questa possibilità gli viene sottratta e come se gli venisse tolta la possibilità di evolvere: la vita perde di senso e di finalità.
Io sono stato fortunato, o forse ero predisposto, non lo so, fatto sta che prima di compiere vent’anni mi sono imbattuto nei libri giusti, oltre che nelle circostanze giuste, sicché ho cominciato a pormi delle domande, ho indagato i misteri dell’esistenza calcando le vie della letteratura e della filosofia e studiando gli insegnamenti dei maestri spirituali. Questo mi ha conferito forza e stabilità, perché ha allargato i miei orizzonti consentendomi di comprendere molte leggi di natura ancora “non ratificate” dalla scienza ufficiale. È la ragione per cui ho scritto libri come “Le Chiavi del Sapere. Come lo spirito plasma la materia”, “Leonardo cuoco” e “La Ricerca di Sé stessi”.
C’è un estratto illuminante nei Maschilisti, in cui il protagonista prende bonariamente in giro le nuove “bookgrammer” impegnate a fotografarsi compulsivamente con parecchi centimetri del corpo scoperti in compagnia di uno o più libri. Quasi a voler simulare un’abbuffata di libri, trattati alla stregua di oggetti qualunque, che però si scontra paradossalmente con una sempre minor capacità di attenzione delle persone ai contenuti della pagina letteraria. E anche la corsa a commentare istantaneamente i post degli scrittori e intellettuali, anche i più elaborati, nel momento in cui appaiono online, testimonia questa mancanza di attenzione, pazienza, ascolto. Che ne pensa?
Ha detto bene, è proprio la pazienza che manca ai fruitori dei social network, quella e la determinazione ad approfondire. Perché certi contenuti non si possono trasmettere “in pillole”, quindi non si possono reperire in questo tipo di contesto. Quanto all’esibizionismo letterario che ho stigmatizzato nel romanzo, è un esempio di ambito in cui la forma prende il sopravvento sulla sostanza, fenomeno che oggi rileviamo dappertutto.
Lei ripete spesso che la filosofia, in particolar modo quella metafisica, è l’unica possibilità che l’umanità ha se vuole salvare sé stessa. Ce lo può spiegare?
Le aberrazioni del pensiero moderno, a torto chiamato “progressista”, sono possibili solo a causa della totale mancanza di profondità e di accuratezza nel ragionare dei contemporanei. La conoscenza metafisica, chiamata anche esoterica o iniziatica (per esempio la consapevolezza che spirito e materia sono solo stati differenti della “Sostanza universale” e che la materia è una condensazione dello spirito), è ciò che distingue un pensare fondato sui giusti presupposti, dunque corretto e rigoroso, frutto di una visione completa dell’esistenza e di un’analisi approfondita delle questioni, dal pensiero comune basato sugli assiomi grossolani e in sostanza errati creati dalla leggerezza imperante (che rimane tale anche quando è travestita da buonismo o da “difesa dei diritti” di determinate categorie) e dal materialismo, cioè da una concezione dell’esistenza incompleta e superficiale.
Promossi dai media mainstream per mezzo di facili slogan propagandistici, questi falsi assiomi vengono accettati in modo acritico, agevolati della rapidità (sarebbe più giusto chiamarla “frenesia”) del mondo attuale, che atrofizza l’intelletto perché concentra tendenzialmente le menti su argomenti vani, conducendo agli aspetti grotteschi e parossistici del mondo attuale.
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