La Ricerca di Se Stessi/estratti/1
di Pier Francesco Grasselli
«Dunque dal gruppo dei guardiani occorre scegliere quelli che, a nostro avviso, offrano la garanzia di compiere per tutta la vita con il massimo zelo ciò che essi riterranno l’interesse della città, e invece si rifiutino assolutamente di nuocerle.» (Platone, La Repubblica, Libro III, XIX)
«Il bene dei suoi sudditi è la prima cura di un re…» (Ārya Śūra, La ghirlanda delle Nascite – Le vite anteriori del Buddha, 22, “La storia dei cigni”, 98, Bur 1991, pag. 252)
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| Artist: Jay Koelzer |
Se la società è strutturata in forma piramidale è necessario che coloro che stanno al vertice e che detengono il potere siano migliori rispetto a coloro che stanno alla base, altrimenti i ciechi guidano i ciechi…
…e «se un cieco guida un altro cieco cadono ambedue in un fosso»
Si sa, la politica in Italia è una zuffa selvaggia, un parapiglia indecente. L’«ognuno per sé» tipico della mentalità italiana si traduce politicamente nell’ambiguità, nella meschinità: i partiti si fanno la guerra e a farne le spese è la nazione. Sabotandosi a vicenda, spargendo veleni a raggiera, una classe politica incurante e viziata sabota il paese. Se qualcosa non funziona, in Italia bisogna rivolgersi al Gabibbo oppure a un ex-comico divenuto capo di un gruppo parlamentare. I rappresentanti delle istituzioni chiedono ai cittadini di fare «sacrifici» (= tasse) e nel frattempo il Quirinale «grava sulle tasche dei contribuenti per più di 200 milioni di euro all’anno, ossia quattro volte Buckingham Palace, il doppio dell’Eliseo francese e ben otto volte il cancellierato tedesco»[2]. La Nazione è in ginocchio e tutto quello che il governo riesce a fare è ridurre del 25% le «auto blu» e vendere tre dei venti aerei di stato. È la Repubblica delle Banane e l’intero sistema è paralizzato dagli egoismi personali. Il problema è strutturale.
Questo ci porta a parlare dei leader e della questione circa la loro idoneità.
Carlyle dice che
«nessuna epoca sarebbe mai caduta in rovina se tutte avessero potuto trovare un uomo abbastanza grande, un uomo abbastanza saggio e abbastanza abile: tanto saggio da poter discernere che cosa fosse veramente necessario alla sua epoca, tanto abile da saperla guidare sulla retta via.»[3]
Evidentemente, oggi, uomini di questa tempra non sono facilmente reperibili. Probabilmente, se ce ne sono, visto l’andazzo hanno deciso di dedicarsi ad attività più costruttive della politica.



Oggi come allora, gli uomini di potere si comportano come bambini egoisti e capricciosi, e avrebbero bisogno di essere educati dai sapienti e circondati dai saggi, affinché diventassero saggi essi stessi. Se Tony Blair o George W. Bush avessero avuto accanto il loro Merlino forse si sarebbero comportati diversamente. E che dire di Berlusconi? A lui ne sarebbero serviti dieci, di Merlini, e anche un paio di Girolami Savonarola e un bel François de La Rochefoucauld[12] in supplemento, a ricordargli che «la passione fa sovente un pazzo dell’uomo più abile, e spesso rende abili i più sciocchi.»[13]In India i brahmani[14], ancora più degli altri, sono tenuti a seguire il dharma (virtù).[15] Chi si trova al vertice della piramide sociale ha il dovere di sacrificare i propri interessi personali o per lo meno di porli al di sotto degli interessi della collettività, ma oggi, a destra come a sinistra, si fa a rovescio, al punto che a tutti i nostri presidenti, ministri, senatori, parlamentari, dirigenti e governanti sarebbe bene ricordare le parole di Alice Bailey:
«…quando il bene comune entra in conflitto con il vostro bene o successo personale, sta a voi sacrificarvi, e non sacrificare gli altri»[16]
Purtroppo, come la stessa Bailey ammette,
«questo concetto di servizio è naturalmente in aperto conflitto col modo di vedere comune, fatto di competizione e di egoismo, generalmente mostrato dall’uomo medio.»[17]

«se un cieco guida un altro cieco cadono ambedue in un fosso»[18]
…e difatti siamo caduti tutti nella fossa della crisi economica e in altre fosse di altro genere. Dominati come sono dalle passioni e dagli interessi personali, i nostri leader non danno certo il buon esempio. Inquinati dalle meschinità e dalle debolezze delle persone comuni – avidità, orgoglio, lussuria, brama di potere e così via – essi sono per lo più inadatti a guidare i popoli e a detenere il potere. Non possono essere dei validi leader, perché
«Chi non ha ordine dentro di sé Non l’imporrà ai circostanti…»[19]

Se la società è strutturata in forma piramidale, allora è necessario che coloro che stanno al vertice e che detengono il potere siano migliori rispetto a coloro che stanno alla base (le masse). Questa è precisamente la struttura della società tradizionale – ciò che dovrebbe essere e che al momento, purtroppo, non è – e se ne vedono gli effetti – giacché, seguendosi criteri del tutto esteriori in quest’era dominata dall’ignoranza di tutto ciò che non si può vedere né toccare, adottandosi metri di giudizio quantitativi anziché qualitativi anche nella selezione dei leader, è frequente trovare al vertice della piramide sociale individui che dovrebbero occuparne la base e viceversa. Basta che ci guardiamo intorno: a governarci sono i meno illuminati, i meno saggi, i meno evoluti e cioè quelli che sono avidi di potere e di ricchezze.
In quest’ottica, persino il democratismo e la concezione egualitaria su cui oggi tanto si insiste non possono che essere elementi deleteri, giacché nelle questioni che interessano una nazione o un popolo l’individuo più gretto e meno progredito ha voce in capitolo tanto quanto il più grande dei sapienti. Lo dicevano anche i pitagorici:
«È da stolti tener conto di ogni opinione – senza riguardo per chi la esprima – e soprattutto di quella manifestata dai più, perché formulare pensieri e concepire opinioni correttamente è proprio di pochi, vale a dire, com’è chiaro, di coloro che sanno: e questi appunto non sono numerosi.»[21]
«Che vedete mai nel mondo moderno?» scrive Annie Besant. «Le Nazioni vanno sperimentando un governo dopo l’altro, poiché più non esistono quei divini Re d’una volta, capaci di dirigerle sulla via della prosperità, della felicità. Esse tentano di riparare alla perdita di questi Re divini col darsi un re dalle molte teste che si chiama Popolo; invece di essere governate da possenti Iniziati, esse hanno il cosiddetto governo liberale, la democrazia – come se col moltiplicare l’ignoranza per un fattore abbastanza grande si potesse ottenere per prodotto la sapienza.»[22]
L’ottuso, cieco materialismo che caratterizza quest’epoca di ignoranza e confusione fa sì che i nostri leader politici siano per lo più inadeguati e – quel che è peggio – che gli «elettori» non dispongano di strumenti che permettano loro di riconoscere coloro che sarebbero validi leader, tantomeno di conferire il potere a questi ultimi. A questo punto, non resta che sperare nella comparsa di un dittatore illuminato (in senso buddhista) oppure – so che mi ripeto – in una repubblica dei filosofi composta da sapienti e da filantropi che governassero per il bene della collettività e non per curare interessi propri o di partito.
Confucio ha scritto:
«Gli antichi principi, per far rifulgere le virtù naturali nel cuore di tutti gli uomini, per prima cosa si applicavano a ben governare il loro principato. Per fare questo, prima mettevano ordine nella loro famiglia. Per fare questo, prima perfezionavano la loro persona. Per perfezionare la loro persona, prima correggevano il loro cuore.»[23]

Qual è l’insegnamento di Pitagora secondo Giamblico?
«Nell’ambito poi dei politici, (Pitagora) prescriveva ai legislatori di astenersi dalla carne degli animali. Dal momento che era loro intenzione praticare la perfetta giustizia, era ben necessario che non recassero oltraggio agli esseri viventi con noi imparentati. Perché come avrebbero potuto persuadere gli altri a essere giusti, quando proprio loro erano preda dello spirito di prevaricazione?»[25]

«Se un uomo sa governare se stesso, quale difficoltà avrà a governare lo stato? Ma chi non sa governare se stesso come potrà governare gli altri?»[26]
Preposti a dirimere le controversie che sorgevano fra i cittadini, nell’antichità erano i giusti e i sapienti. Essi erano tali in virtù di una condotta ineccepibile e rispettosa della vita in tutte le sue manifestazioni, di una sensibilità etica e civica che li dotava di un senso di giustizia pressoché infallibile, di una visione obiettiva e imparziale, di lucidità e di chiarità di ingegno.
Giamblico racconta che alcuni seguaci del «chiomato di Samo»[27] ricoprirono la carica di politici e di dirigenti, e dice:
«Alcuni di essi infatti custodivano le leggi e amministravano le città d’Italia, mostrando nel loro comportamento, e consigliando agli altri, quanto reputavano rappresentasse il meglio, e inoltre evitavano di mettere le mani sulle entrate della comunità.»[28]
Si dice che in una delle sue incarnazioni precedenti Gautama Buddha sia stato il re degli Sibi, che abbia protetto le sue genti «non altrimenti che se fossero suoi figli» e che sia stato generoso con i suoi sudditi al punto di donare i propri occhi a un mendicante cieco.
Altro che il finanziamento pubblico ai partiti, vi pare?
Se vogliamo analizzare la questione dal punto di vista esoterico, possiamo dire che i saggi e gli «illuminati» sono quegli uomini che hanno aperto e mantenuto il «canale» che li collega alla propria «anima» (Sé superiore), la cui coscienza è polarizzata nelle componenti superiori (e quindi meno «egoiche») del proprio essere complessivo.
Allo stesso modo, gli stolti sono coloro che hanno «spezzato» il collegamento con la propria «anima» e, di conseguenza, con il proprio «istinto morale», coloro la cui coscienza è polarizzata (e quasi isolata) nelle componenti inferiori del proprio essere complessivo – cioè nella componente fisica ed istintuale e nella componente psichica e astrale (più nella parte emotiva di quest’ultima che in quella mentale).
Inutile dire che i nostri politici appartengono per lo più alla seconda categoria, al punto che non possiamo che ravvisare in loro gli esseri «che per accumulare tesori terreni (fama, onori, ricchezze) crocifissero e seppellirono il Sé Spirituale – il Christos – nei recessi più gelidi e bui della propria Coscienza.» (E. Cusani)
Altro che saggi e illuminati!
Schiavi del denaro, del sesso e dell’ambizione. Il Paese è in mano a questa gente. Ciechi che guidano altri ciechi. Questa è la situazione… e non vale certo solo per l’Italia. Ma probabilmente l’Italia, alle voce «corruzione», dovrebbe essere inserita nel Guinness dei primati. Basti pensare che ad oggi tutte le proposte di legge per precludere l’accesso e la permanenza negli organi di governo ai condannati in via definitiva, consentendolo solo agli incensurati, sono state accantonate o bocciate dai partiti. Ormai non ci stupisce più niente. I nostri politici sono dei tali esempi di avidità, meschinità e piccolezza morale che farebbero perdere la pazienza anche a un santo… o a un Papa, e ci sono effettivamente riusciti… Clicca qui se non vedi il video!
Tempo fa Antonio Borghesi dell’Italia dei Valori ha fatto notare che è sufficiente rimanere in Parlamento cinque anni per percepire un vitalizio e che vi sono individui che hanno fatto i parlamentari per un solo giorno e che per questo percepiscono più di tremila euro al mese di vitalizio e altri, rimasti in Parlamento per meno di tre mesi e dimessi per incompatibilità, che incassano mensilmente la medesima somma: l’Italia dei Valori ha presentato una proposta che «consentirebbe di far risparmiare, nel bilancio della camera e ai contribuenti italiani, qualcosa come centocinquanta milioni di euro all’anno» La proposta è stata votata e i «sì» sono stati 22, mentre 498 parlamentari hanno votato contro l’abolizione di questi vitalizi. Ora ditemi: in che modo gente di questa risma può governare il Paese? Ecco un esempio lampante di come, in Italia, l’intero sistema sia paralizzato dagli egoismi personali. ( guarda il video! )
Quanto a noi, forse dovremmo reagire così:
Come al solito il problema del mondo è l’egoismo, e cioè che le persone badano solo ai proprio tornaconto personale, il che equivale a dire, per citare Mary Poppins, che non vedono più in là del loro naso, giacché anche qualora (portando capitali all’estero, scappando a gambe levate…) i responsabili riuscissero a sopravvivere allo sfacelo che hanno causato, mai e poi mai potrebbero sfuggire al karma, e cioè a quella infallibile legge di natura che fa sì che, presto o tardi, ciascuno saldi i conti che ha in sospeso con il prossimo.
Ora però basta fare il Savonarola. Il problema è l’egoismo, ho detto. Ma da cosa nasce l’egoismo? Dal materialismo, e cioè da una concezione della vita meramente creaturale e individualistica, che induce il singolo a curare interessi personali o di parte anziché collettivi, e che è diametralmente opposta alla «coscienza espansa» e al «sentimento di amore universale» che contraddistingue la vera saggezza e la condizione degli esseri umani più evoluti.
L’errore di fondo è proprio questa concezione creaturale e individualistica dell'esistenza. Il problema è culturale, come vedete, e profondamente radicato nella struttura stessa della nostra società, che non a caso ha prodotto questo tipo di sudditi, oltre a questo tipo di satrapi.
«Persone del genere irradiano autorità e non sono costrette a impartire ordini, a minacciare, a corrompere; si tratta di individui altamente sviluppati i quali dimostrano, con ciò che sono – e non principalmente con ciò che fanno o dicono –, quello che gli uomini possono essere.»[31]
Fromm ironizza sul fatto che nel mondo le cose stiano in maniera assai diversa chiamando «lotteria dei geni» l’autorità monarchica e notando che nel moderno sistema democratico accade di frequente di imbattersi in «autorità elette sulla scorta della loro maggiore o minore fotogenia o della quantità di denaro che possono investire nella propria campagna elettorale»[32]. Infine avverte: «Il re (…) può essere idiota, perfido, malvagio, vale a dire del tutto incompetente a essere un’autorità, eppure ha autorità.»[33]

Per esempio, è evidente che ormai la guerra è anacronistica. Qualunque capo di governo la proponga come alternativa plausibile, issando il vessillo del patriottismo (che come dice Bertrand Russell non è che la disponibilità ad essere uccisi per futili motivi) o adducendo qualunque altro pretesto, andrebbe immediatamente deposto e rinchiuso in manicomio. Eppure molti dei nostri capi di stato continuano usare la parola «nemico» e a ritenere la guerra una possibilità. La guerra è una psicosi di massa, come dice Gurdjieff. Ebbene, non possiamo lasciarci governare dagli psicotici. Costoro debbono guarire le masse anziché farle ammalare, anziché farle cadere in preda alla loro stessa psicosi. Dio ci preservi dall’insensatezza! (Corano, II, 63)
«Non c’è un regno, un asilo di salvezza, un posto in questo grande grande mondo, dove i figli di tutte le genti della terra si possano raccogliere e proteggere contro la follia e la stupidità dei loro maggiori?» si domanda Henry Miller. Ahimé, credo di no. L’assurdità della guerra, l'avidità e l’ottusità dei nostri baroni, sospinte dalla forza propulsiva del loro inesauribile egoismo, presto o tardi ci raggiungeranno ovunque ci troviamo.
In questo senso, l’ingerenza di Papa Francesco nelle «questioni di Stato» non può che essere estremamente feconda, persino provvidenziale, e del resto di recente ne abbiamo avuto un esempio lampante in relazione alla questione siriana e alla diatriba fra Barak Obama e Vladimir Putin intorno alla necessità di «punire» il regime di Bashar al-Assad per l’uso di armi chimiche, allorché il Santo Padre ha cercato di impedire l’intervento bellico americano e con esso un conflitto dagli esiti potenzialmente disastrosi.


È improbabile che le condizioni attuali migliorino se la classe poltica e la classe dirigente, a livello nazionale e globale, non si rinnovano in questo senso. Se vogliamo risolvere i problemi – risolverli davvero e non soltanto «metterci una pezza», come abbiamo fatto per troppo tempo – i nostri leader devono essere veramente virtuosi, sia nel senso morale, o cattolico, di «virtù» sia in quello laico di «virtuosismo», cioè di bravura in ciò che si fa, di competenza e di abilità oggettiva.
«L’attuale “civilizzazione d’Occidente” è in attesa di un rivolgimento sostanziale senza il quale essa è destinata, prima o dopo, a crollare» scriveva Julius Evola già nel 1928. «Essa ha realizzato la perversione più completa di ogni ordine razionale delle cose. Regno della materia, dell’oro, della macchina, del numero, in essa non vi è pù respiro né libertà né luce. (…) Non conosce più la natura… la natura è decaduta in una esteriorità opaca e fatale di cui le scienze profane cercano di ignorare il mistero con piccole leggi e piccole ipotesi. Non conosce più la Sapienza. (…) Capi – esseri che spicchino non per violenza, non per oro, non per abilità di sfruttatori di schiavi, ma invece per irriducibili qualità di vita – non ve ne sono. (…) E il cerchio si serra ognor di più intorno ai pochi che siano capaci del grande disgusto e della grande rivolta.»
Nemmeno Evola poteva prevedere il parossismo di corruzione in cui sarebbe sfociata questa «perversione dell’ordine razionale delle cose» nel giro di ottant’anni, ma aveva ragione quando diceva che l’unica via d’uscita è un cambiamento radicale, una rivoluzione, anche se probabilmente è vero ciò che dice Aung San Suu Kyi[35]:
«L’autentica rivoluzione è quella dello spirito, nata dalla convinzione intellettuale della necessità di cambiamento degli atteggiamenti mentali e dei valori che modellano il corso dello sviluppo di una nazione. Una rivoluzione finalizzata semplicemente a trasformare le politiche e le istituzioni ufficiali per migliorare le condizioni materiali ha poche probabilità di successo.»[36]

– Volevo che tu mi guarissi, che mi salvassi, – disse Benno. I suoi occhi brillavano sotto l’orlo dell’asciugamano. Fissavano Eric in modo sconvolgente. Ma non era accusa quella che lui vide. C’era una supplica in quegli occhi, retroattiva, una speranza e un bisogno in frantumi. – Volevo che tu mi salvassi.[37]
C’è speranza? Julius Evola, che era scettico al suo tempo, oggi lo sarebbe ancora di più. Per lui,
«quand’anche oggi apparissero dei capi degni di questo nome – uomini, dunque, che facessero appello a forze e interessi di tipo diverso, che non promettessero vantaggi materiali, ma che esigessero, che imponessero ad ognuno una severa disciplina, che non acconsentissero a prostituirsi e a degradarsi pur di assicurarsi un potere personale effimero, revocabile e informe – questi capi non avrebbero quasi presa alcuna sull’attuale società.»[38]
Annie Besant invece assicura che l’evoluzione farà il proprio corso e che un giorno «divini Monarchi torneranno a regnare sulla terra, ogni uomo occuperà nella società il posto che gli spetta secondo il grado di sviluppo raggiunto e non ne usurperà altri a caso come oggi avviene.»[39]
«Allora» scrive la Besant, «vedremo i giovani allenati in quel genere di lavoro che meglio si adatta alle loro capacità, e per il quale le facoltà loro promettono la possibilità di riuscita; allora non esisterà più quel malcontento che oggi esiste, poiché il malcontento nasce dalle facoltà frustrate nell’estrinsecazione loro e da un senso di ingiustizia che agisce sulle menti degli uomini ai quali manca ogni opportunità di valorizzare quelle facoltà che pur sentono di possedere.»[40]

Gli Indignados, il Movimento 5 Stelle in Italia, il boom delle società di mutuo soccorso, del microcredito, la crescente insofferenza alla corruzione, alla malapolitica e alla malaeconomia che hanno imperversato fino a oggi, persone come Marco Travaglio, come Beppe Grillo… Non voglio essere troppo ottimista, ma mi sembra che qualcosa di grosso stia succedendo, che la mentalità di tanti stia cambiando, che un numero sempre maggiore di persone non sia più disposto a digerire le menzogne di chi regge le fila della politica e dell’economia delle nazioni.
Naturalmente le cose non cambieranno da un giorno all’altro, e nemmeno sarà sufficiente mettere i «giovani» al posto dei «vecchi», giacché mi sembra che molti dei giovani che sono impegnati in politica attualmente abbiano imparato così bene dai loro predecessori da assumerne tutte le caratteristiche – mi riferisco ai praticanti faccendieri, interessati fino al midollo e precocemente affetti da cinismo, che stanno alle costole dei politici e aspettano il momento buono per soppiantarli. Come direbbe il professor Fassang: «Il ramo assomiglia al tronco».
Sarà probabilmente necessaria una misura consistente di ricambio generazionale, insomma, e molta acqua dovrà passare sotto i ponti prima che le cose possano cambiare davvero, prima che si formi una classe politica qualificata – si devono estinguere i dinosauri, tanto per cominciare, a seguire i politicanti di oggi e per finire quelli di domani, i giovani che hanno preso lezioni da questi e nei quali il disgusto e l’indignazione non ha fatto breccia a sufficienza. Solo allora, forse, le cose cambieranno.
Pier Francesco Grasselli, La Ricerca di Se stessi, 2° volume.
Nota: Di prossima pubblicazione, «La Ricerca di Se stessi» è la nuova trilogia dell’autore dei romanzi «Ho scaricato Miss Italia», «Fanculo amore» e della trilogia «maledetta» formata da «L'ultimo Cuba Libre», «All'Inferno ci vado in Porsche» e «Vivere da morire», tutti editi da Mursia.
[1] Vangelo di Tommaso, 39, da I vangeli apocrifi, Einaudi, ET Biblioteca, pag. 491.
[2] Riccardo Ghezzi, 2011, Qelsi.
[3] Thomas Carlyle, Gli eroi e il culto degli eroi e l’eroico nella storia, Conferenza prima, “L’eroe come divinità”.
[4] Günther Anders, L'uomo è antiquato, Bollati Boringhieri, vol. II, pag. 60.
[5] Corte suprema di iniziati ai Misteri preposta a dirimere le grandi controversie fra città, popoli e sovrani in Grecia. Cfr. Edouard Schuré, I grandi iniziati, Laterza, specialmente le parti dedicate a Orfeo e a Pitagora.
[6] Il consiglio dei trecento sorvegliava l’operato del consiglio dei mille (aristocratici). Cfr. Edouard Schuré, I grandi iniziati, Laterza, Pitagora, V, “La famiglia di Pitagora – La scuola e le sue sorti”, pag 341, 342.
[7] Cfr. Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, Libro secondo, 26.
[8] Cfr. Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, Libro quinto, 30 e seguenti.
[9] Cfr. Porfirio, Vita di Plotino e ordine dei suoi libri, XII.
[10] Cilone.
[11] Cfr. Porfirio, Vita di Plotino e ordine dei suoi libri, XVII.
[12] Moralista francese.
[13] François de La Rochefoucauld, Riflessioni, o sentenze e massime morali.
[14] Cioè per la casta socialmente più rilevante.
[15] «Il dharma si indirizza a tutti, ma ha un’importanza diversa per le diverse caste. È fondamentale, dominante, vincolante per il brahmano, che deve preoccuparsi soprattutto della propria virtù e della propria rettitudine». (Antonio Gambaro e Rodolfo Sacco, Sistemi giuridici comparati, Terza edizione, Capitolo dodicesimo, Il diritto indiano, 2, pag. 365.)
[16] Alice Bailey, Da Betlemme al Calvario, Capitolo quarto – “La terza iniziazione… La trasfigurazione sulla vetta della montagna”, 3, 170.
[17] Ibidem.
[18] Vangelo di Tommaso, 39, da I vangeli apocrifi, Einaudi, ET Biblioteca, pag. 491.
[19] Ezra Pound, Cantos, Canto XIII. (Oscar Mondadori, Cantos scelti, a cura di Mary de Rachewiltz).
[20] René Guénon oppone all’attuale «Regno della Quantità» l’antico e tradizionale «Regno della Qualità». Cfr. René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi.
[21] Giamblico, La vita pitagorica, XXXI (200).
[22] Annie Besant, Il sentiero del discepolo, “Il futuro progresso dell’umanità”, “Metodi della scienza futura – Sviluppo futuro dell’uomo”
[23] La Grande Dottrina (da Confucio maestro di vita, Armenia, a cura di Alexis Lavis, pag. 59.)
[24] Michel de Montaigne, Di Catone il Giovane, dai Saggi scelti, Edizioni Utet Torino, Libro primo, XXXVI, pag. 122.
[25] La vita pitagorica, XXIV (108).
[26] I Dialoghi (da Confucio maestro di vita, Armenia, a cura di Alexis Lavis, pag. 55.)
[27] Pitagora, appunto, nato nell’isola greca di Samo e chiamato così per l’abitudine di portare i capelli lunghi.
[28] La vita pitagorica, XXVII (129) BUR.
[29] Cfr. La vita pitagorica XXX (171) BUR.
[30] Erich Fromm, Avere o essere, 2-“Avere ed essere nell’esperienza quotidiana”, “L’esercizio dell’autorità”, Fabbri Editori, I Classici del Pensiero, pag. 50.
[31] Ibidem.
[32] Ibidem.
[33] Ibidem.
[34] Erich Fromm, Avere o essere, “La Grande Promessa, il suo fallimento e nuove alternative”, “La fine di un’illusione”, Fabbri Editori, I Classici del Pensiero, pag. 13.
[35] Politica birmana cui è stato conferito il Premio Nobel per la pace nel 1991.
[36] Liberi dalla paura, Sperling & Kupfer, 2003 (traduzione di Giorgio Arduin).
[37] Don Delillo, Cosmopolis, Einaudi 2003, Capitolo quarto, pag 175. Traduzione di Silvia Pareschi.
[38] Julius Evola, Cavalcare la tigre, “La dissoluzione nel dominio sociale” “25. Stati e partiti. L’apolitìa”, Ed. Mediterranee, pag 152.
[39] Annie Besant, Il sentiero del discepolo, “Il futuro progresso dell’umanità”, “Metodi della scienza futura – Sviluppo futuro dell’uomo”
[40] Ibidem.
[41] «Rituale erotico che coinvolge un potente leader politico e svariate donne nude.» (Urban Dictionary).
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