La Ricerca di Se Stessi/estratti/4

[1]di Pier Francesco Grasselli
La separazione degli aspetti della sessualità
La trasmutazione dell'energia sessuale
La dilapidazione della nostra «virtù primiera»
Il bombardamento mediatico e le inevitabili conseguenze della polarizzazione nella componente più «bassa» dell'essere umano…

David Duchovny in Californication

«Il sesso perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un’ossessione meccanicistica. Diventa una noia.»(Anaïs Nin, Il delta di Venere, Prefazione, Dicembre 1941.)
«La morte e il mio cazzo sono il mondo»(Jim Morrison, Lamento.)
Sesso a gogò
New York, settembre 2009… in giro per la city insieme ad alcuni amici… Dopo uno spuntino da Katz’s, fra Ludlow e Houston Street (sì, dove hanno girato la celebre scena dell’orgasmo simulato in Harry ti presento Sally…), il taxi si ferma davanti a un club del Meatpacking District… Un tempo in questo quartiere veniva macellata e confezionata la carne. Adesso la zona è famosa per le discoteche. Prima i macellai, adesso i club. Sempre di carne si tratta…
«Come sono le ragazze qui?» domando a Niccolò dopo che siamo entrati.
«Molto facili» risponde Niccolò. «Non devi neanche parlarci tanto, se no si seccano. Funziona così: gli vai vicino, ci balli per un po’ e poi te le porti a casa.»
Quella sera vedo i miei amici fare incetta di numeri di telefono e vengo presentato a molte ragazze: Jennifer, Amber, Caroline, Justine…
C’è anche chi passa direttamente ai fatti. Uno se ne va via con una ragazza di Milwaukee, un altro con una del Montana. Un ragazzo di Verona si apparta con una bionda di Richmond. Niccolò no, ma solo perché è felicemente fidanzato.
Quello che mi ha detto prima di entrare è vero: le ragazze si ubriacano e vanno a casa con il primo che si mette a ballare con loro e le bacia dopo un minuto e mezzo di strusciamenti. Io stesso, una sera, me ne torno a casa con la bellezza di sette norvegesi… ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta[2].

Per farla breve, è molto facile portarsi a letto una ragazza a New York. Anzi, è così facile che quasi non c’è gusto. E devo dire che l’andazzo generale mi lascia abbastanza nauseato. Ho già fatto notare quanta intimità richiede il sesso. Bene, quello che manca qui è proprio l’intimità. Qui c’è sesso senza intimità. Qui si fa sesso a freddo: non c’è bisogno di preamboli, di conversazioni preparatorie. Com’è cambiato il sesso
Nel medioevo, quando virtute al bon tempo fioriva /tra cavallieri e dame graziose[3], prima di poter godere delle grazie di una signora, era necessario mettersi al suo servizio e offrirle la sicurtà, cioè la protezione, dopo aver dimostrato il proprio valore affrontando in tenzone molti avversari.
Fino agli anni trenta e quaranta, una serie interminabile di appuntamenti precedeva il lieto evento del primo bacio.
Tra gli anni sessanta e i settanta c’è stata la rivoluzione sessuale, reazione sproporzionata, legittima solo entro certi limiti, alla mentalità conservatrice e borghese che relegava l’individuo entro una cerchia sociale sempre più angusta ed entro schemi comportamentali oppressivi.
A dire il vero, già alla fine degli anni ‘50, nel suo libro cult, Jack Kerouac scriveva: «I ragazzi e le ragazze in America passano insieme momenti talmente tristi; una specie di snobismo richiede ch'essi si sottomettano immediatamente al sesso senza adeguati discorsi preliminari.»[4]
E Pasolini, nella prima metà degli anni ’70, rilevava: «Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un'ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore.»[5]
Si direbbe che da allora questa tendenza si è solamente esasperata. Oggi, specialmente negli Stati Uniti, in Inghilterra e nei Paesi nordici, il sesso è diventato qualcosa di prosaico, di meccanico, di terapeutico, come un’Aspirina, come uno sport che è consigliabile praticare due volte la settimana. Si è persa ogni poesia, ogni sacralità, e con essa ogni magia.
A colpire il sesso, è stato l’inesorabile processo devitalizzante che ha colpito qualsiasi altro aspetto dell’esistenza: anch’esso è divenuto sempre meno «qualità» e sempre più «quantità», come direbbe il Guénon.[6]
La scissione degli aspetti della sessualità
Il sesso fine a se stesso, il «sesso senza amore», è l’ennesimo esempio di situazione in cui spirito e materia, qualità e quantità, significato e significante si sono allontanati, e tale situazione è così frequente che oggi, generalmente, si dà rilievo solamente al secondo termine dell’equazione, vale a dire all’aspetto corporeo, materiale, quantitativo, insomma al semplice rapporto carnale.
In questo caso, infatti, la qualità (lo spirito o il significato) è rappresentata dall’amore, cioè dall’espressione affettiva e mentale e dunque psichica dell’atto sessuale, mentre la quantità (la materia o il significante) è rappresentata dall’atto sessuale in se stesso.
Abbiamo quindi il secondo aspetto (quello fisico), scisso dal primo e cioè la quantità, ovvero la materia o il significante, che agisce per se stessa, indipendentemente dalla qualità, e cioè dal suo spirito o dal suo significato; e la frequenza con cui diciamo che una certa notte di sesso «non ha significato niente» è proprio espressione di questa scissione fra i due aspetti.
qualità/spirito quantità/materia
sessualità÷ øamore sesso
Ma giacché non si tratta solo di «sesso senza amore» ma anche di «sesso senza procreazione», risulta chiaro che in questo modo non solo si è separato il significato affettivo e psichico del coito dal significante fisico, e cioè dall’atto fisico: si è separata anche la funzione[7], e cioè la Procreazione (qualità), dall’atto fisico (quantità).
qualità/spirito quantità/materia
sessualità÷ ø procreazione coito
Le due componenti o espressioni «sottili» della sessualità (l’espressione psichica e l’espressione causale) sono state separate e «isolate» dalla sua componente o espressione fisica. Quest’ultima, con il sesso fine a se stesso, si «ribella» alle sue espressioni superiori e rivendica un’esistenza indipendente cominciando ad agire per se stessa.
In conclusione, oggi le tre espressioni della sessualità sono disgiunte, e così abbiamo:
qualità/spirito quantità/materia
sessualità÷ ò ø procreazione amore sesso
L’amore nell'individuo unificato

Nella persona «unificata», spirito e materia, qualità e quantità, significato e significante coincidono e le due espressioni sono una cosa sola. In quella persona:
procreazione = amore
amore = coito
qualità = quantità
anima = corpo
Quanto alla fattibilità dell’unificazione dei tre aspetti della sessualità nella nostra epoca, è un altro discorso. Al momento, l’unificazione dei tre aspetti della sessualità è possibile solo a rari individui eccezionali, giacché se tali aspetti si sono separati è per un fenomeno inerente alla qualità dei tempi in cui viviamo: si tratta insomma di un fattore connaturato all’esistenza ciclica stessa e ai «tempi evolutivi». Così la persona comune non è affatto tenuta a unificare le tre componenti, che la natura ha «slegato» e dotato di autonomia. Una persona coerente, una persona di principio, potrà tuttalpiù unificare la componente fisica e quella psichica (coito e innamoramento), ma solamente una persona eccezionale, oggi come oggi, potrà unificare tutti e tre gli aspetti. Ciò significa che per l’unificazione dei tre aspetti della sessualità nei più occorre, nel vero senso dell’espressione, «attendere tempi migliori».
Una leggerissima «caduta di significato»
Infatti, come abbiamo detto, nella nostra epoca è più in voga la persona «frammentata», dove le tre espressioni della sessualità sono disgiunte:
qualità/spirito quantità/materia
sessualità÷ ò ø procreazione amore sesso
«L’aver separato, all’interno della sessualità, l’aspetto unitivo da quello fecondo, e aver, pertanto, ridotto uno degli atti antropologicamente più rilevanti al suo aspetto meramente istintivo, ha prodotto conseguenze devastanti, non soltanto sul piano morale – il che già sarebbe di inaudita gravità – ma, con il passare dei decenni, anche sul piano psicoantropologico» scrive il cardinale Mauro Piacenza, e poco dopo spiega che «tutti coloro che sono nati dopo gli anni Settanta-Ottanta sono cresciuti in un clima culturale pansessualista e ipereroticizzato, nel quale i poteri forti del mondo, che intendono piegare la libertà degli uomini a vari indecorosi interessi, non hanno risparmiato alcun mezzo, inclusi i messaggi subliminali, instillati fin dalla più tenera età, perfino in taluni cartoni animati, per ottenere la “destrutturazione” dell’aspetto psicoaffettivo della personalità umana e, con essa, la sottomissione dell’uomo ai propri istinti.»[9] Perché, naturalmente, un uomo dominato dai propri istinti è più facile da dominare e da manipolare di un uomo che è avvezzo a imporre su di essi la propria volontà.
Tutto ciò ha condotto a una «“caduta di significato” della affettività, in generale, e della sessualità, in particolare»[10], col risultato che il sesso è stato progressivamente svuotato del suo contenuto spirituale riducendosi infine al rango di una funzione fisiologica equiparabile all’orinare. Così, a poco a poco, è diventato una distrazione, una forma di evasione dalla realtà, una valvola di sfogo, un espediente che consente di abbassare lo stress e di allentare la pressione della vita moderna, e niente più di quello.
Io mi sono sempre scagliato contro la mentalità provinciale che frustra i legittimi bisogni sessuali, comunicativi e associativi dell’individuo, ma in posti come questo mi sembra che una scopata sia valutata né più né meno di una stretta di mano e non c’è dubbio che questo atteggiamento, portato all’eccesso dai partigiani del materialismo sullo sfondo desolante della società dei consumi, abbia determinato un pericoloso inaridimento collettivo e la svalutazione – che a poco a poco, se il trend non cambia, diverrà annientamento – di un elemento molto importante della nostra umanità.
Mi tornano alla mente le parole usate da Julius Evola allorché si espresse nei riguardi del medesimo mutamento sociale riscontrato in Italia: «Etimologicamente, “prostituzione” significa esporre, come mettere cose in vetrina per stimolare un acquisto. (…) Chi visita qualche luogo di villeggiatura alla moda ha effettivamente il senso di un étalage di merce in offerta – quasi come in un mercato di schiave – nell’insieme delle “signorinette” intente solo a far mostra di sé in ogni modo per esser esca all’uomo. Tutto questo, come dicevamo, indica soltanto una mancanza di personalità, una volontà di rimanere su di un piano inferiore.»[11] Una volontà di rimanere su di un piano inferiore e – aggiungerei – esteriore.
In effetti, Julius Evola, e anche Pasolini (l’uno dal punto di vista esoterico-tradizionale, l’altro da quello profano-sociologico) avevano colto in pieno il lato inquietante della rivoluzione sessuale e della mentalità consumistica moderna estesa al campo della sessualità anche dal femminismo fondamentalista – fenomeni, questi, in seguito ai quali il sesso fu mano a mano degradato a mero processo fisiologico. Tale lato inquietante consiste, in sostanza, nella disgiunzione dei tre aspetti della sessualità – archetipo (la funzione), psichico e fisico.
Demonizzare il sesso o valorizzarlo?
Il sesso non va demonizzato in quanto, a essere propriamente «demoniaca», è solo la disgiunzione di questi aspetti, e precisamente la disgiunzione dell’espressione fisica della sessualità (il coito) dalla sua espressione psichica (il cosiddetto «amore», e cioè il sentimento ed il pensiero d’amore) e dalla sua espressione archetipa (la funzione procreativa).
È proprio questa disgiunzione, nell’ambito della sessualità, delle espressioni materiali e quantitative dalle espressioni spirituali e qualitative che rende l’atto sessuale «demoniaco».
Con ciò, mi sembra chiaro, non si cerca di demonizzare l’atto sessuale, quanto piuttosto di valorizzarlo al massimo.
Questa valorizzazione però si ottiene solamente allorché le tre espressioni sono unificate. Solo allora l’atto sessuale si svolgerà non soltanto sul piano fisico, ma anche su quello psichico e su quello archetipo o funzionale.
Di contro, si nega questa valorizzazione dell’atto sessuale allorché lo si slega dalle sue espressioni più qualitative.
Una ulteriore svalutazione, poi, è connessa allo spreco dell’energia creativa, e cioè al fatto che una risorsa superiore, suscettibile di essere trasmutata e di elevare il livello di coscienza dell’individuo, viene utilizzata per uno scopo inferiore (il piacere fisico).
Nulla si crea e nulla si distrugge
Tutto ciò ci dà lo spunto per parlare delle potenzialità (oggi tristemente misconosciute) dell’energia sessuale. La fisica moderna ci ha insegnato che nell’universo nulla si crea e nulla si distrugge e che energia di un certo tipo si può trasformare in energia di tipo differente.[12] Ebbene, l’energia sessuale si può trasformare in energia psichica o in un altro tipo di energia più elevato che potremmo chiamare energia del Sé superiore.
In altre parole, si può convogliare questa energia in una direzione diversa da quella usuale e corporea, e la si può utilizzare in modi diversi, ad esempio per elevare il nostro livello spirituale.
L’energia sessuale è una potente risorsa e se impariamo a sublimarla o a trasmutarla, vale a dire a trasformarla in energia di tipo diverso, possiamo utilizzarla per scopi differenti e più elevati del piacere fisico. Infatti, una volta che sia stata convertita, quell’energia dota l’individuo di un potenziale inaspettato.
Molti pensatori e guru hanno intuito la possibilità della trasformazione dell’energia sessuale, anche se pochi l’hanno svolta fino a questo punto. «Quando la continenza è completa, vi è un aumento di forza nel corpo e nella mente»[13] scrive Patañjali.
È quasi superfluo menzionare l’idea di «sublimazione della libido» di Freud, che dice: «La pulsione sessuale mette a disposizione del lavoro culturale delle quantità di energia estremamente grandi; e ciò è dovuto alla peculiarità particolarmente accentuata in essa di poter spostare la sua meta senza ridurre sensibilmente la propria intensità.»[14]
«Non è necessario usare il sesso solo nella riproduzione: in ogni creazione si usa il sesso» scrive Osho. «Per questo motivo un grande poeta, o un grande pittore, possono non sentire un forte desiderio sessuale. Ma la ragione non è che sono dei santi. La ragione è semplicemente questa: stanno creando qualcosa di più grande, che soddisfa il loro bisogno.»[15]
Nel suo libro più famoso, anche Napoleon Hill accenna alla possibilità di sublimare le energie sessuali: «La maggioranza degli uomini non impara mai che l’istinto sessuale ha altre possibilità di sfogo, che sono molto più importanti del puro atto di accoppiamento. (…) …perciò, se lo sfruttiamo e lo trasmutiamo in azione pratica, diversa dall’atto erotico[16], potremo compiere grandi imprese.»[17]
Napoleon Hill ha ragione. Rimarreste sorpresi se vi dicessi quante marlette si sparano quotidianamente certi giovanotti che conosco, quanta energia se ne va via in questo modo scemo. Roba che se smettessero di spararsi delle seghe nel giro di pochi mesi quei giovanotti diventerebbero presidenti del Consiglio, premi Nobel, atleti formidabili, industriali miliardari. Ma loro no. Non ce la fanno a smettere. Ed è proprio questa la ragione di fondo per cui la pratica della masturbazione è giudicata peccato dai cattolici – la dispersione dell’energia, lo spreco della nostra risorsa più preziosa, la dilapidazione della nostra più grande ricchezza.
Di qui il grande potere della castità. E Thoreau che dice: «La castità è la fioritura dell’uomo; e ciò che si chiama Genio, Eroismo, Santità e simili, sono solo i vari frutti che vengono come conseguenza di essa.»[18] Non a caso, i grandi geni dell’umanità – per esempio, Leonardo – di solito sono persone che hanno una vita sessuale molto limitata.
Fra l'altro, il nostro livello energetico complessivo determina anche le nostre capacità intellettuali e la qualità della nostra comprensione. Come scrive Ouspensky: «Non possiamo studiare, comprendere o sentire qualcosa se non abbiamo l'energia richiesta per questa comprensione, questo sentimento o questo studio.»[19]
Elevare il nostro livello energetico
(fisiologia iperfisica)
Ma c’è una ragione più profonda della sublimazione per la quale chi volesse compiere grandi imprese farebbe bene a essere casto, sicché la castità sarebbe in rapporto con il successo. Infatti, come ormai sappiamo, la qualità della nostra realtà è in relazione con il nostro livello energetico, cioè con il tasso di frequenza delle nostre vibrazioni, sia in modo diretto che in modo indiretto giacché esso va ad influire sulla qualità dei nostri pensieri e delle nostre emozioni che a sua volta va ad influire sulla qualità della nostra realtà.
Ora, la castità va ad influire su quel livello energetico, elevandolo, giacché impedisce lo sperpero dell’energia creativa, che anziché essere impiegata al fine di trarre piacere sessuale viene in parte trattenuta nell’organismo (cosicché il livello energetico dell’individuo viene elevato) e in parte «dirottata» per essere poi utilizzata in modi alternativi.
Insomma, dal momento che la qualità della nostra esperienza è in stretto rapporto col nostro livello energetico e che il nostro livello energetico è in rapporto con la castità, è evidente che praticando la castità eleviamo sia il nostro livello energetico sia la qualità della nostra esperienza.
Del resto, esperire significa percepire, e noi siamo sempre in grado di percepire solo ciò che è in risonanza con noi stessi, il che è come dire che la coscienza «proietta» sullo schermo della nostra realtà solo ed esclusivamente quelle manifestazioni – luoghi, persone ed eventi – che sono «in linea» con il nostro livello energetico.
«Ogni individuo percepisce il mondo con cui risuona; verso tutto il resto non ha alcun contatto né comprensione» scrive Rüdiger Dahlke. E più avanti: «Ci possiamo imbattere o lasciare colpire solo da ciò con cui siamo risonanti o per cui siamo maturi», al punto che «chi è maturo per una determinata problematica, “improvvisamente” la incontrerà ovunque.» [20]
Elevando il nostro livello energetico, diventa dunque possibile «immettere» nella nostra realtà luoghi, persone ed eventi di carattere superiore. Di qui, la connessione del successo e del trionfo nelle imprese più ardue con la castità e con la purezza, cioè con la ritenzione dell’energia creativa che, invece di essere «scialacquata» per pochi istanti di godimento animale, viene trattenuta nell’essere individuale andando ad innalzarne il livello energetico.
Purtroppo oggi siamo tutti degli emulatori di Onan, e nei risultati che otteniamo nella nostra vita quotidiana sono visibili le conseguenze della punizione inflittaci «da Dio» a causa del nostro ignobile sperpero.
Pensiamo anche alle tentazioni della carne della Chiesa. Un sacerdote cattolico probabilmente ci direbbe che la dispersione di energia è opera di entità demoniache che cercano di far sì che «abbandoniamo la retta via» e che disperdiamo la nostra energia in manifestazioni superflue e fuorvianti.
Prolungare la vita
«La morte e il mio cazzo sono il mondo» ha scritto Jim Morrison.
Beh, non era molto lontano dalla verità. Infatti c’è chi sostiene che ritenendo la nostra energia creativa[21] potremmo prolungare la nostra vita, e si dice che a tale scopo il conte di Saint Germain praticasse la castità per lunghi periodi.
Nella saga di Highlander, gli immortali non possono avere figli: anche questo probabilmente deriva dall’idea del potere della ritenzione dell’energia creativa, idea che possiamo rintracciare nel Tantrismo e in molte altre dottrine filosofiche e religiose, ivi compresa quella cristiana.
È scritto che Onan dissipò il proprio seme: ciò che faceva però dispiacque al Signore, il quale lo fece morire[22]; ma si potrebbe anche dire: «il quale lo fece divenire mortale».
E Ulisse non rinunciò all’immortalità che gli era stata offerta dalla ninfa Calipso per tornare a Itaca dalla sua Penelope? Sansone non perse tutto il suo potere per aver ceduto alle lusinghe di Dalila, destandosi dal suo grembo con il capo rasato?[23]
«Quando una persona non fa un uso improprio dell’energia sessuale ottiene una vitalità duratura che si manifesta con la buona salute»[24] scrive Patanjali.
Nel capolavoro di Milton, l’Arcangelo Michele mostra ad Adamo il futuro dell’umanità e gli rende note le terribili conseguenze delle sfrenate fornicazioni a cui la sua stirpe si abbandonerà insensatamente…

…già visto
di quelle donne hai tu lo stuol leggiadro
rassomiglianti a dee, sì vivo e gaio
e lusinghier; ma d’ogni dote prive
elle saranno, in cui di donna è posto
il domestico onor, la prima lode;
e nell’arti lascive instrutte solo
dell’adornarsi, del danzar, del canto,
di lezj e ciance e di procaci occhiate,
la savia stirpe di color che furo
per la pietà figli di Dio nomati,
di questa femminil profana turba
all’insidie, ai sorrisi ignobilmente
immolerà la sua virtù primiera[25],
e la sua gloria.[26]

La «virtù primiera» dell’uomo è l’energia creativa cristallizzata nel seme maschile, che va sprecata con l’atto sessuale che ha come unica finalità il godimento di un piacere fisico, come se si gettasse via un dono prezioso.
Questa è anche la ragione per cui la Chiesa Cattolica non può smettere di condannare l’uso del preservativo, seppur solo in linea teorica e dogmatica. Legittimare l’uso del preservativo sarebbe come legittimare la pratica della fornicazione, ossia lo sperpero di energia creativa per l’ottenimento del piacere corporale, l’utilizzo di una risorsa superiore, suscettibile di mutare l’essenza stessa dell’essere umano, per un fine inferiore – esattamente in questo consiste l’inversione diabolica, il capovolgimento, l’insensatezza della fornicazione.
Del resto, anche se generalmente il sesso praticato entro il vincolo coniugale non è considerato «peccato», a rigore i cattolici non sbagliano quando dicono che il solo impiego del tutto legittimo del rapporto sessuale è quello finalizzato alla procreazione, ma, se vogliamo essere un pochino più elastici, è evidente che est modus in rebus.
«Non farti le pugnette, ché diventi cieco!»
Secondo Gurdjieff, se nelle stagioni calde l’impulso sessuale è qualcosa di naturale, in quelle fredde esso è più che altro un fatto culturale. Anche Julius Evola non manca di sottolineare come questa moderna «pandemìa del sesso» sia un fenomeno prevalentemente cerebrale, giacché «il sesso oggi ha imbevuto la sfera psichica».
Alice Bailey è della stessa opinione. Anche secondo lei, avendo il sesso «contagiato» la sfera mentale ed emotiva l’attività sessuale dell’uomo ha ecceduto la misura infrangendo la Legge dei Cicli e procurandogli gravi scompensi, ragion per cui il sesso «andrebbe regolato in modo ritmico, per uniformarlo alle leggi della natura» (A. Stirati).
Il torto dell’uomo è proprio quello di non adeguarsi alla «Legge dei Cicli, che determina le maree, controlla gli eventi mondiali e dovrebbe anche condizionare l’individuo, imponendo così abitudini di vita ritmiche, uno dei maggiori incentivi per la buona salute.»
«Proprio a questa incapacità di operare con la Legge della Periodicità si possono far risalire molte problematiche inerenti all’uso e abuso dell'impulso sessuale» scrive la Bailey. «Anziché rispettare la manifestazione ciclica dell’impulso sessuale, assoggettandosi a un ritmo definito, oggi la si ignora completamente…» E conclude così: «Infrangendo la Legge del Ritmo, l’uomo ha disorganizzato forze che, usate correttamente, tendono a riportare l’organismo in uno stato di buona salute.»
In altre parole, per natura l’uomo sarebbe sessualmente attivo principalmente nel periodo primaverile ed eventualmente in quello estivo, e se oggi lo è in egual misura anche negli altri periodi dell’anno è a causa del condizionamento culturale.
In effetti ci fanno un bel lavaggio del cervello, fin da ragazzi, per mezzo di film, slogan, pubblicità e con molti altri sistemi, inculcando in noi la convinzione che se uno non «scopa come un coniglio», per dirla come va detta, non vale nulla, che uno più fa sesso e più è un «figo».
Ebbene, questa è una opinione del tutto erronea, indotta dalla imbecillità del tempi, in quanto fa parte del clima culturale «standard» del Kali Yuga, che non a caso è anche detto «età delle tenebre e dell’ignoranza», e che ha dato luogo alle «anormali condizioni di esistenza», come direbbe Gurdjieff, che hanno fatto dell’uomo la nullità che è attualmente.
Gurdjieff per esempio diceva che una delle cause dell’ottusità dell’uomo moderno e della sua incapacità di pervenire alla «Ragione oggettiva», nonché dell’interruzione del suo sviluppo spirituale, è la pratica della masturbazione in età adolescenziale.
Quindi c’era un fondo di verità nel monito che il parroco ci rivolgeva da ragazzi: «Non farti le pugnette, ché diventi cieco!»
Trattasi di cecità spirituale, di un impoverimento energetico, di un blocco nella maturazione animica e intellettuale.
«Ai tempi vedici, i ragazzi venivano educati al Brahmacārya, che proibiva loro ogni attività sessuale fino all’età di venticinque anni»[27] dice Srila Prabhupāda, e aggiunge che purtroppo «ai giorni nostri le scuole e i licei educano i ragazzi alla vita sessuale fin dalla più tenera età, e non è raro che ragazzi e ragazze di dodici o tredici anni abbiano rapporti sessuali.»[28]
Questo stato di cose non deve stupire, sia chiaro, essendo oggi l’intera società polarizzata all’esterno, nel guscio, ossia nella componente più esteriore del proprio essere complessivo. Ma come possono questi ragazzi avere una vita spirituale? – si domanda SrilaPrabhupāda. Infatti: «La vita spirituale consiste nell’accettare volontariamente alcune austerità a vantaggio della realizzazione di Dio.»[29]
Secondo certi maestri più flessibili, a una vita sessuale equilibrata corrisponderebbe invece, nella nostra epoca e per l’uomo ordinario, il ritmo di una eiaculazione ogni cinque o sei giorni. Inutile dire che ciò non corrisponde allo standard attuale.
Ora, il sesso è senza dubbio un’occupazione piacevole, ma nella nostra epoca è divenuto una compulsione, un’ossessione collettiva, al punto che secondo le adolescenti: «Se-non-ti-fai-sverginare-sei-una-sfigata» (Il Fatto Quotidiano, 6.3.2014); al punto che nelle stazioni ferroviarie, nelle farmacie e nei supermercati, ci sono distributori che vendono preservativi, lubrificanti, anelli vibranti, tubetti di vasellina e altri simpatici ammennicoli…
Nella nostra epoca il sesso è divenuto un punto d’onore, qualcosa da fare a tutti i costi e il più possibile: i maschi hanno timore di non essere abbastanza uomini se non fanno sesso con tutte le donne che capitano loro a tiro, si sentono in dovere di farlo continuamente e si disperano se a letto non offrono prestazioni da «stalloni».
Quando poi conquistano l’agognata intimità, i ragazzi e le ragazze si saltano addosso l’un l’altro «come fanno nei film», ostentando il fatto di essere trascinati dai sensi e dalla «passione».
Detto ciò, è opportuno, se non che raffreddiamo «i bollenti spiriti», quantomeno che non abbandoniamo il senso della misura e che teniamo conto del fatto che i modelli forniti dal cinema sono sbagliati, che sono «modelli di scemenza», sì, persino i film d’amore in cui i protagonisti «si strappano i vestiti di dosso» e finiscono a letto ogni due per tre.
La fissazione del sesso, unita a moderni ritrovati quali il Viagra e tutti quei sistemi che consentono a uomini giunti in età avanzata di avere rapporti sessuali più di frequente di quanto per natura sarebbero portati ad avere, testimoniano della perniciosa ossessione che è divenuto in sesso nella nostra epoca di stoltezza e di ignoranza, cagione di malattie e di disgrazie. È un fatto, per esempio, che molte delle patologie che affliggono l’uomo ai giorni nostri siano dovute all’uso improprio che egli fa dell’energia sessuale.
«Nelle menti migliori della professione medica» scrive Alice Bailey, «albeggia oggi l’ipotesi che le cause delle infermità siano da cercarsi negli stati soggettivi nascosti della mente e della natura emotiva, e nella vita sessuale inibita o sregolata» – inibita in quanto non è solo l’eccesso, e cioè la «sessualità compulsiva», a causare gli squilibri che determinano le malattie, ma anche una inibizione della sessualità che sia prematura e innaturale, come quella che è causata da condizionamenti sociali o religiosi. Detto ciò, è evidente che al presente il problema della vita sessuale dell’umanità è la sregolatezza, più che l’inibizione.
L’atteggiamento oggi adottato dalla maggior parte delle persone nei confronti del sesso è naturalmente il frutto dell’errore materialistico: se ci identifichiamo in tutto e per tutto con i nostri corpi fisici, escludendo che l’essere umano sia dotato di componenti più sottili, è chiaro che non vedremo nulla di male nell’utilizzare quei corpi per trarre da essi il massimo piacere. La fornicazione è dunque connaturata all’ignoranza, che è la caratteristica principale dei nostri tempi kaliyughiani, e cioè dell’età oscura che stiamo vivendo. Ma la verità è che «scegliendo di identificarci sotto ogni aspetto con questa esistenza materiale, abbiamo commesso un deplorevole errore di giudizio e abbiamo moltiplicato così le nostre sofferenze in questo mondo secondo la legge implacabile del ciclo di nascite e morti, con le malattie e le ansietà che ne derivano»[30], come scrive Srila Prabhupāda.
sesso terapeutico?
Poco fa ho detto che oggi il sesso viene percepito come qualcosa di terapeutico, come un’Aspirina, come uno sport. Ebbene, non si tratta di qualcosa di terapeutico, ma di nocivo, se – come accade oggi – si fa di esso il fulcro dell’esistenza. Questo perché la pratica del sesso fine a se stessa conferma l’indipendenza del corpo dalle componenti più elevate dell’essere umano complessivo ed accentua la separazione tra il primo e le seconde, isolando il corpo e disunendolo sempre di più da Dio, e cioè dalla Fonte della sua stessa vita. Infatti, sappiamo che è lo spirito che vivifica la materia, e che quest’ultima, lasciata a se stessa, si irrigidisce progressivamente diventando sempre più inerte e morta.
Anche nel caso del sesso, perciò, ciò che dobbiamo recuperare è l’equilibrio, la moderazione. Ma ci sono ragioni molto profonde per affermare tutto ciò. Vediamole…
Una questione di sopravvivenza
L’energia creativa, che noi trasformiamo quasi interamente in energia sessuale, in condizioni di vita differenti andrebbe ad alimentare il nosto vigore spirituale, e cioè il grado di consapevolezza della nostra entità immateriale, del «veicolo» di cui disporremo nella vita che ci attende allorché dovremo abbandonare il corpo fisico.
Esiste infatti un’immaginaria “linea della consapevolezza spirituale” che percorriamo in un senso o nell’altro a seconda di come ci comportiamo, a seconda dell’uso che facciamo del libero arbitrio mentre maturiamo l’esperienza delle nostre vite. Se percorriamo questa linea dall’istinto verso la consapevolezza spirituale, si può dire che evolviamo. Se invece percorriamo questa linea dalla consapevolezza spirituale verso l’istinto, si può dire che involviamo.
Ora, l’evoluzione comporta il rafforzamento del Sé spirituale e una più alta consapevolezza di noi stessi e della nostra natura trascendente. L’involuzione comporta l’indebolimento del Sé spirituale e un calo della consapevolezza di noi stessi e della nostra natura trascendente. Se dunque facciamo un uso corretto e responsabile del libero arbitrio e dell’esperienza, acquistiamo consapevolezza e rafforziamo il nostro Sé spirituale. Se al contrario ci comportiamo come bestie, perdiamo consapevolezza e indeboliamo il nostro Sé spirituale.
Esistono persone che soddisfano i bisogni dell’anima a scapito di quelli della carne perché sono guidati dallo spirito, e così facendo acquistano consapevolezza di se stessi e della loro natura trascendente, rafforzando il loro Sé spirituale ed elevandosi a livelli evolutivi superiori.
Al contrario, esistono persone che si degradano e si rendono simili agli animali perché si fanno guidare prevalentemente dalle pulsioni e si abbandonano agli atti più biechi pur di soddisfare la loro libidine e i loro appetiti. Così facendo, questi uomini perdono consapevolezza di se stessi e della loro natura trascendente, indebolendo il loro Sé spirituale e regredendo a livelli evolutivi inferiori.
In generale, l’individuo evolve, e cioè consolida la propria componente spirituale, quando non cede agli istinti, anzi li domina e li controlla, oppure addirittura li sottomette subordinandoli ai bisogni dello spirito.
Al contrario, l’individuo che si abbandona totalmente agli istinti e ai piaceri della carne involve, perché la sua componente spirituale perde coscienza di sé, e dovrà incarnarsi molte altre volte se vorrà recuperare il tempo perso e proseguire nel proprio cammino evolutivo.
Del resto, perché il demonio verrebbe raffigurato con la coda e gli zoccoli caprini? Perché il numero 666 sarebbe conosciuto come “numero della bestia”? Per identificare il male con lo stadio bestiale, corporeo, carnale, e con il tormento e la sofferenza che contraddistinguono questo stato di ignoranza e confusione.
Possiamo anche dirlo in questo modo: resistere alle tentazioni della carne significa far prevalere la volontà sull’istinto. Ora, la volontà è una peculiarità della parte immortale dell’individuo perché è associata all’anima, all’entità spirituale, mentre l’istinto è una peculiarità della parte mortale dell’individuo perché è associato al corpo.
Quindi, ogni volta che facciamo prevalere la volontà sull’istinto, rafforziamo indirettamente la nostra parte animica o spirituale, che è la nostra parte immortale. Al momento della morte, infatti, il corpo dell’uomo si separa dalla sua «anima», e solo quest’ultima sopravvive.
Al contrario, ogni volta che facciamo prevalere l’istinto sulla volontà, rafforziamo indirettamente la nostra parte corporea o materiale, che è la nostra parte mortale.
Il livello di coscienza dell’entità immateriale, ossia della parte dell’uomo che sopravvive alla morte, dipende dal grado di consapevolezza spirituale raggiunto dall’individuo nel corso della vita, e nella vita la consapevolezza spirituale si sviluppa facendo prevalere la volontà sugli istinti, prendendo le distanze dal corpo e dai suoi attributi.
Infatti, premesso che gli istinti possono essere appagati solo per mezzo del corpo, la dipendenza da essi e l’indebolimento della volontà conduce all’identificazione con il corpo e impedisce all’individuo di divenire consapevole della propria componente spirituale.
Al contrario, il dominio degli istinti e il potenziamento della volontà è un “prendere le distanze” dal corpo che conduce all’identificazione con l’entità immateriale, che aiuta l’individuo a divenire consapevole della propria componente spirituale e a polarizzare la propria coscienza in essa anziché nel corpo. Quella parte, sarà l'«arca» che salverà l'individuo dal diluvio della morte.
L’immortalità dell’anima è appunto questione di questa consapevolezza spirituale, è questione di coscienza del proprio Sé spirituale. Per questo il dominio degli istinti è così importante.
Ogni volta che facciamo prevalere la volontà sull’istinto, diventiamo un po’ più consapevoli della nostra componente spirituale, rafforziamo quella parte di noi stessi che sopravviverà alla morte, eleviamo la polarizzazione della nostra coscienza, innalziamo il livello di consapevolezza della nostra entità immateriale e così facendo miglioriamo le condizioni della vita che verrà.
Il dominio degli istinti è dunque una tappa fondamentale nel percorso di acquisizione della consapevolezza spirituale necessaria per sopravvivere alla morte con un adeguato livello di coscienza.
Questa è anche la ragione principale di tutte quelle pratiche che implicano astensioni e privazioni. La moderazione, la castità e il digiuno vengono praticati al fine di creare una sorta di indipendenza della parte spirituale dell’essere umano nei confronti della sua parte materiale e carnale, al fine di dare alla parte spirituale un margine di autonomia rispetto alla parte materiale, come se si volesse distaccarle, giacché fino a quando sono fuse una nell’altra la prima non possiede un’esistenza veramente indipendente, al punto che nel momento della morte rischia di dissolversi insieme alla seconda.
H.P. Blavatsky afferma che in certe persone estremamente materialiste «l’anima, già quasi inconscia e pienamente intossicata dai fumi della vita terrena, diviene insensibile e senza più speranza di redenzione.»
L'anima di queste persone «è incapace di distinguere lo splendore del suo più alto spirito, di udire la voce ammonitrice del suo “Angelo custode” e del suo “Dio”.»
Essa «comincia a essere virtualmente morta e infine muore completamente: si annulla. Tale catastrofe può spesso avvenire molti anni prima della separazione finale del principio vitale dal corpo. Quando la morte sopraggiunge, la sua fredda stretta d’acciaio opera sulla vita come sempre, ma non vi è più un’anima da liberare. La sua intera essenza è stata già assorbita dal sistema vitale dell’uomo fisico. La cupa morte libera solo un cadavere spirituale; nel caso migliore un idiota. Incapace di elevarsi nell’alto o di svegliarsi dal letargo, presto si dissolve negli elementi dell’atmosfera terrestre.»
«Il nostro ciclo attuale è imponentemente un ciclo di tali anime morte» scrive la Blavatsky. «Ci imbattiamo ad ogni passo in uomini e donne senz’anima.» (Iside Svelata, V. 2°, VIII, Armenia, p. 339).
I sacerdoti cattolici fanno un gran parlare dell’anima, ed è vero, l’anima potenzialmentece l’hanno tutti. Quello che si dimenticano di dire è che essa è un organo che va sviluppato, e che in molte persone si trova a uno stadio larvale che non le porterà molto lontano, quando avranno abbandonato il corpo.
Insomma, per coloro che sono totalmente succubi degli istinti il destino è segnato. Essendosi identificati per tutta la vita con il corpo, allorché il corpo viene meno, ciò che rimane è poco o niente. I rimasugli della psiche di queste persone finiranno per dissolversi negli elementi.
Di contro, l’asceta o colui che ha saputo subordinare gli interessi del corpo ai princìpi etici, tanto per fare un esempio, ha rafforzato la propria volontà, la propria consapevolezza spirituale e correlativamente la propria entità immateriale, cioè quella parte di sé che gli garantirà una esistenza consapevole dopo l’abbandono del corpo.
È proprio il caso di dire che con la nostra condotta sessuale – la quale implica che, se anche non facciamo sesso, ci masturbiamo regolarmente – ci stiamo spremendo via (volevo usare un’altra parola) l’anima, insieme a qualsiasi chancedi «salvezza» nel post mortem.
Così le persone sbagliano quando dicono: «Siamo pur sempre degli animali» facendo di questo pensiero una scusante per le loro azioni immorali, una giustificazione degli eccessi causati dall’indulgenza verso gli istinti. Non siamo animali. Solo il nostro involucro – il nostro strumento – è animale, in quanto vivo e senziente. E noi possiamo controllarlo o esserne controllati… Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza…
Ecco perché Jim Morrison ha scritto: «La morte e il mio cazzo sono il mondo»… Egli si riferiva al mondo carnale con le sue tentazioni, che vanno a braccetto con la morte!
Tutto quello che crediamo di sapere sul sesso

In parole povere, tutto quello che crediamo di sapere sul sesso è sbagliato: la condotta sessuale del libertino o dello «stallone» – e sì, anche quella del «beccafighe» – è quanto di più nocivo possa esserci dal punto di vista della salute fisica e spirituale, giacché con essa gettiamo al vento la nostra «virtù primiera» e ci giochiamo ogni possibilità non solo di elevazione intellettuale ma anche di sopravvivenza spirituale – e tutto per quei pochi attimi di piacere bestiale, che fra l’altro ci lasciano sempre più spossati che appagati.
Ed ecco, direttamente dal film The wolf of Wall Street[31], un altro esempio di come, nel nostro mondo assurdo, praticamente ci suicidiamo lentamente mungendoci come delle vacche e regalando la nostra virtù primiera ai tubi di scarico dei water.
McConaughey: «Ti fai le seghe?»DiCaprio: «Se mi faccio le seghe? Sì, me le faccio, certo.»McConaughey: «Quante a settimana?»DiCaprio: «Direi tre o quattro volte, forse cinque.»McConaughey: «Devi aumentare. Sono numeri da novellino in questo ambiente. Personalmente me le faccio almento due volte al giorno. Una alla mattina, dopo la ginnastica, e poi una dopo pranzo.»DiCaprio: «Sul serio?»McConaughey: «Uhm, uhm, okay? Ne ho voglia, ma non lo faccio per questo. Lo faccio perché mi serve, cazzo. Pensaci bene, hai a che fare con i numeri tutto il giorno, punti decimali, alte frequenze, bang bang, hi hi hi hi, fottuti numeri, gig gig gig gig… Sono cazzi acidi per la materia grigia che abbiamo in testa, okay? Chiaro: certa gente sballa di brutto. Chiaro. Una toccatina mantiene il sangue fluido, mantiene il ritmo in mezzo alle gambe.»DiCaprio: «Certo.»McConaughey: «Non è un consiglio, è una ricetta, fidati. Se non lo fai non hai più equilibrio, ti spacchi il culo e crolli come uno stronzo, o peggio ancora, l’ho visto succedere, implodi.»DiCaprio: «No, non voglio implodere, signore.»McConaughey: «Oh, certo che no.»DiCaprio: «Voglio restare qui a lungo.»McConaughey: «Le implosioni sono brutte.»DiCaprio: «Già.»McConaughey: «Precipitati in bagno e fattene una ogni volta che puoi. E quando sarai diventato bravo strofinatelo a sangue pensando ai soldi.»
Purtroppo non è solo un film: è la drammatica realtà. E il film di Scorsese la dice lunga su quanto irrimediabilmente degenerato e minato nelle sue fondamenta umane sia il sistema economico su cui basiamo la nostra cosiddetta civiltà.
Certo, la promiscuità ed il libertinaggio possiedono il fascino della decadenza ed in più esercitano un potente richiamo sull’unica componente del nostro essere che di questi tempi è culturalmente riconosciuta – il corpo.
Mea vulva, mea maxima vulva… è proprio così che stanno le cose ora, e film come Shameo Nymphomaniac sono di una drammatica attualità; battute come: «Basically, we’re all waiting for a permission to die» rispecchiano fedelmente il pensiero e lo stato d'animo predominante e mostrano che non abbiamo capito niente, che non abbiamo la benché minima idea né di ciò che è richiesto da noi, né di come funziona l’universo.
Così al momento la compulsione sessuale mortifera e autodistruttiva che con un eufemismo chiamiamo «stile di vita sessualmente attivo» è estesa alla maggior parte delle persone – sebbene lo sia più per ignoranza che per debolezza.
Non è dunque il sesso che si vuol condannare, ma la fissazionedel sesso, l’esaltazione dell’impulso animale e dell'istintività quando, come avviene oggi, eccede ogni misura e prevale su qualsiasi altro principio. Occorre semplicemente trovare un equilibrio, assegnare al sesso il posto che gli compete nell’ordine delle attività umane.
Fra l’altro, da un certo punto di vista, tutto questo sesso che ci viene incontro da ogni dove non è casuale ed il costante bombardamento di messaggi e di riferimenti sessuali ormai totalmente espliciti cui siamo soggetti e che ci raggiunge attraverso i canali della televisione, del cinema, della pubblicità e dell’atteggiamento dalla maggior parte delle stesse donne, che, condizionate anch’esse, volentieri giocano a comportarsi come delle «mangiatrici di uomini», costituisce un insidioso sistema di controllo sociale e un freno al libero e corretto sviluppo dell’uomo.
Tutto ciò è voluto da certi «poteri forti» che ci vogliono sottomessi e remissivi e che a loro volta non sono che gli strumenti inconsapevoli di quelle forze oscure che dominano ogni epoca degenerata. Infatti, non c’è dubbio che è più facile dominare uomini deboli e privi di nerbo che uomini dotati della virilità spirituale di cui parla Julius Evola, capaci di strappare ai potenti le redini del proprio destino.
È interessante notare che secondo la concezione esoterica, nel quadro della realtà soggettiva, cioè della realtà intesa come proiezione della mente dell’individuo, l’impiego dell’energia sessuale è connesso alla presenza degli insetti.
A un impiego errato dell’energia sessuale, e cioé all’eccessiva sollecitazione di forze di livello inferiore determinata da un comportamento sessuale incontrollato, corrisponderebbe una massiccia proliferazione degli insetti nelle realtà create soggettivamente dagli individui.
Questo può risultare comprensibile se teniamo conto del fatto che gli insetti sono forme di vita di livello inferiore, imparentate e connesse con quel genere di forze elementari che noi andiamo a eccitare nel momento in cui adottiamo una condotta sessuale sfrenata, cioè nel momento in cui diamo spazio eccessivamente alla nostra componente più bassa, che è quella istintuale e corporea. (Si noti che andiamo a eccitare queste energie non solo quando facciamo sesso, ma anche quando pensiamo al sesso.)
Dunque, dal punto di vista esoterico, l’abbondanza di insetti – e soprattutto di certe specie di insetti decisamente fastidiosi e repellenti – è ascrivibile all’ossessione per il sesso tipica dei tempi nostri.
La trasmutazione delle energie sessuali
L’impiego alternativo delle energie sessuali è un tema ricorrente nell’ambito delle scienze occulte, dove tuttavia viene usata la parola «trasmutazione» anziché «sublimazione» e dove tali energie vengono impiegate dal soggetto al fine di potenziare le proprie facoltà spirituali.
Non a caso, il testo di una delle quattordici regole di comportamento per i candidati all’iniziazione enunciate da Alice Bailey è così formulato: «Il discepolo trasferisca il fuoco dal triangolo inferiore a quello superiore e conservi ciò che viene creato tramite il fuoco del punto di mezzo. Letteralmente ciò significa il dominio sull’impulso sessuale, inteso in senso corrente, e il trasferimento del fuoco che ora vivifica normalmente gli organi della generazione al centro della gola, giungendo così…»[32]
«Il corpo può divenire un veicolo per ciò che è oltre il corpo e l’energia sessuale può divenire una forza spirituale»[33] scrive Osho, e più avanti: «Il tantra dice: “Conosci il corpo e i suoi segreti.” Conosci le sue energie e impara a trasformarle, a indirizzarle e a dirigerle verso altre dimensioni.»[34]
Anche Max Heindel mette in luce l’opportunità, da parte dell’individuo, di impiegare la propria energia sessuale al fine di potenziare le proprie facoltà spirituali, sottolineando che «la parte di forza vitale non adoperata per la procreazione, resta disponibile per lo sviluppo interiore», e lamentando il fatto che «questa forza che dovrebbe essere usata solo allo scopo di procreare è distolta dal suo normale corso dall'uomo, che la spreca per scopi egoistici.»[35]
Per questo Apollonio di Tiana sosteneva di non usare i propri testicoli, e per questo, nel Vangelo dello Pseudo-Matteo, Maria dice che Abele «piacque a Dio» a motivo della sua verginità e rivela che «anche Elia, mentre era ancora nella carne, fu assunto in cielo, perchè conservò vergine il suo corpo.»[36]
«Quando una persona diventa maestro dei sensi, gosvāmi, può progredire nella vita spirituale» ha detto Srila Prabhupāda, e in un altro testo ha scritto: «Se qualcuno vi dice che potete godere liberamente della vita sessuale, e nello stesso tempo diventare uno yogī, vi sta imbrogliando.»[37] Anche il celibato dei sacerdoti cattolici è connesso a questa possibilità di sviluppo spirituale per mezzo della ritenzione dell’energia sessuale, della sua trasformazione in energia spirituale e del suo impiego ai fini dell’elevazione della coscienza.
Il disconoscimento dell’importanza del celibato sacerdotale nell’ambito della riforma protestante potrebbe esser considerato un triste segno dei tempi, e cioè l’indice dell’avvento di un’epoca di materialismo, di inconsapevolezza e di ignoranza delle leggi che regolano la «fisiologia iperfisica», in particolare delle leggi della trasmutazione dell’energia sessuale. È pur vero che un uso del sesso a fini esclusivamente procreativi e non finalizzato all’ottenimento del piacere (peccato di lussura) è del tutto legittimo (per quanto raro esso sia all’esterno che all’interno della Chiesa).
It is time for a love revolution…
Dunque la castità, per chi ne comprende le ragioni profonde, è ben altro che una moda, malgrado quello che troviamo scritto in certi articoli stupidini che trattano dei pettegolezzi sulla vita privata delle star.

Lenny Kravitz sembra saperne qualcosa. La rockstar, che qualche anno fa ha pubblicato un album intitolato It is time for a love revolution, ha detto che il valore della castità è sottovalutato, e ha dichiarato di condurre «una vita ritirata, dai sani principi e lontana dal sesso» e persino «di non essere più interessato alle donne come prima.»[38]
Per molti, ma non per tutti
Naturalmente, la capacità di sublimare o di trasmutare le energie sessuali è prerogativa esclusiva di quegli individui che sono capaci di vivere a un livello diverso da quello dei «bassi istinti».
Per sublimare o trasmutare le energie sessuali, l’individuo deve essere avvezzo – almeno in una certa misura – a vivere emotivamente, intellettualmente o spiritualmente, in modo da evitare pericolose congestioni e da offrire «valvole di sfogo» alternative all’energia defluita dal livello sessuale-corporeo.
L’individuo che è abituato a vivere a livello mentale, per esempio perché svolge una professione che richiede una polarizzazione mentale, può sfruttare questo surplus di energia per ottenere un migliore rendimento in quella professione.
L’individuo che vive a livello emotivo, per esempio un artista abituato a dipingere sull’onda delle proprie emozioni, oppure un attore che usa il Metodo Stanislavskij e che quindi è abituato a lavorare con le emozioni, utilizzerà questo surplus di energia nel proprio campo d’espressione.
Un monaco che vive a livello spirituale, pregando o praticando incessantemente la meditazione, lo utilizzerà per rafforzare la propria componente spirituale.
Di contro, l’individuo che non è abituato a vivere a livello emotivo, mentale o spirituale perché è polarizzato prevalentemente nella propria componente istintuale, sarà difficilmente in grado di «spostare» questa energia – di tramutarla in pensiero o in emozione o, meglio ancora, in energia spirituale.
Per ciò che concerne questo tipo di essere umano «corporeo», ogni tentativo di sublimazione delle energie sessuali è da evitare, perché l’energia sessuale trattenuta, priva di sbocco, rimarrebbe «intrappolata» nell’individuo e finirebbe per creare dannose congestioni – il che potrebbe dar luogo a problemi di salute o a disturbi di ordine psichico. Ne sono un esempio i casi di frustrazione sessuale o di psicosi provocati da idee sbagliate in materia di religione e di sesso (da idee sbagliate circa il comportamento sessuale che il devoto di una particolare religione sarebbe tenuto ad adottare).
Nel primo caso (frustrazione sessuale) l’energia ristagna a livello fisico. Nel secondo caso (psicosi) a livello mentale: ne è un esempio chi forza se stesso alla castità adottando un regime di vita repressivo senza tuttavia essere grado di togliersi dalla testa il pensiero del sesso e continuando ad avere quel «chiodo fisso». Gesù ha scelto il male minore quando ha detto che gli atti impuri sono meglio dei pensieri impuri perché, a differenza dei secondi, i primi se non altro hanno una fine.
Quanto a questi esseri umani polarizzati nel corpo fisico, semplicemente hanno ancora della strada da fare, in termini di evoluzione.
Per trasmutare la propria energia sessuale, occorre insomma una grande disciplina mentale, oltre che fisica – essere in grado di tenere alla larga il pensiero del sesso – e la cosa è resa ancora più complicata dalla necessità di sottrarsi al bombardamento costante di messaggi e di riferimenti sessuali a cui siamo soggetti nella nostra epoca degenerata, come si è detto poco fa.
Per usare le parole del cardinale Piacenza, «non si tratta soltanto di vincere dei vizi e di acquisire delle virtù, ma di combattere e vincere, in se stessi, quella che è una struttura antropologica mutuata dalla cultura dominante e da essa continuamente riproposta.»[39]
Quanto al pensiero del sesso, è significativo che per i cattolici un pensiero impuro non desiderato (e cioè un pensiero impuro che sopraggiunge a causa del mancato controllo della mente) non sia «peccato»: il «peccato» infatti subentra solo quando l’individuo ne desidera la continuazione.
In conclusione, sconsiglio vivamente di praticare periodi prolungati di castità completa a chi non ha una certa predisposizione in questo senso, a chi non ha effettuato alcuna sorta di preparazione spirituale e a chi non è disposto a ritirarsi dal mondo per periodi più o meno lunghi, a chi non possiede il pieno controllo della propria mente e a chi non avrebbe modo di «sublimare» a dovere l’energia risparmiata.
È importante conoscere i propri limiti ed evitare gli eccessi. Ci sono momenti in cui la pressione è troppo elevata ed è opportuno lasciarsi andare – parlo per esperienza. Così, quando il pensiero del sesso diventa una costante, quando cominciamo a guardarci troppo attorno e sentiamo che Dr. Jekyll sta per diventare Mr. Hyde, un selfie ci riporta immediatamente alla normalità e alla lucidità. Del resto, se l’energia creativa è già precipitata sul piano fisico cristallizzandosi in forma di sperma e se il livello del testosterone è troppo elevato, non resta altro da fare che abbassarlo manualmente e poi riprendere a vivere senza esser perseguitati da quello spettro. Una vita equilibrata, caratterizzata dalla moderazione nell’uno e nell’altro senso, resta l’ideale. Ciò che si vuol contrastare, qui, non è il sesso ma l’eccesso, la psicosi, la pandemia del sesso – non lo si ripeterà mai abbastanza.
In linea di massima, è opportuno evitare approcci troppo radicali. A chi volesse fare qualcosa in questo senso, consiglio di ridurre gradualmente, nei limiti del suo possibile, la frequenza delle eiaculazioni, se è eccessiva, e di elevare a poco a poco il tono dei propri pensieri, se gravitano troppo intorno al sesso. Una vita sessuale equilibrata è salutare. Una monomania è nociva e logorante. Come in ogni altro ambito della vita, occorre trovare l’equilibrio, adottare il ritmo adatto a noi e – soprattutto – assegnare alle cose il giusto valore, organizzare le nostre attività secondo il corretto ordine di importanza.
Chiunque può sublimare o trasmutare le sue energie sessuali, ma solo a condizione che sia realmente capace di impiegare queste energie in modo diverso, a condizione che sia abituato a «lavorare» con l’energia emotiva, con l’energia mentale o con l’energia spirituale, perché in questo caso l’energia creativa ritenuta avrà a disposizione sbocchi diversi da quello sessuale e potrà essere sfogata in una di queste modalità alternative.
Se invece, abituati a vivere solo con il basso ventre, arrestiamo di colpo il flusso di energia sessuale senza offrire a questa energia altre vie di fuga, finiamo per creare una congestione energetica tutt’altro che benefica.
Ma anche per coloro che hanno la possibilità di impiegare queste energie in modo diverso e che quindi sono «portati» alla trasmutazione, vale il detto di Mary Poppins: «Quando ci vuole, ci vuole.»
Non è possibile, infatti, rinnegare completamente la componente animale del proprio essere.
Inoltre, a causa di una legge di cui tratteremo in seguito e che possiamo chiamare «legge della polarità», non è possibile estromettere forzatamente la sessualità dalla nostra sfera cosciente, giacché in tal caso essa crescerebbe nell’ombra del nostro inconscio fino a impossessarsi completamente di noi; piuttosto, concentriamoci sulle «cose spirituali», come le chiamava Sant’Ignazio di Loyola, e attendiamo che quella parte di noi si plachi spontaneamente, senza darle troppa importanza.
Gli sbocchi dell’energia creativa
energia spirituale (trasmutazione)ö energia creativa ð energia psichica (sublimazione) ø energia sessuale
Ricapitolando: dei tre possibili sbocchi alternativi che l’energia sessuale trasmutata ha a disposizione (quello emotivo e quello mentale, cioè i due sbocchi psichici, oppure quello spirituale) lo sbocco che offre maggiori benefici è senza dubbio lo sbocco spirituale.
Tuttavia la trasmutazione dell’energia sessuale in energia spirituale non avviene in maniera automatica, ma necessita della creazione di quelle «aperture di coscienza» che l’individuo può produrre tramite la meditazione o la preghiera.
Ciò significa, in primis, uscire da circuito chiuso del pensiero; significa imparare a «spegnere» la mente.
Messo in chiaro questo, il sistema per trasmutare l’energia sessuale in energia spirituale consiste nella pratica della meditazione o della preghiera unita alla pratica della castità – ne è un esempio il monachesimo, sia cristiano che buddhista.
Per esprimere il concetto in chiave cattolica, usando le parole rivolte dal Cardinale Piacenza ai giovani sacerdoti: «Solo l’intimità orante con il Signore, la progressiva immedesimazione con la Sua Vita, con le Sue parole, con i Suoi pensieri – “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”[40] – permette di accogliere e di vivere il celibato, non come un elemento estraneo alla propria persona, da sopportare faticosamente, ma come la ridefinizione di sé, che nasce dall’incontro con Cristo e dal cambiamento e dalla vita nuova, che tale incontro genera.» [41]
Tutto ciò è messo in risalto anche da Julius Evola che, discorrendo della «trasmutazione ascetica della forza del sesso in vista di realizzazioni d’ordine soprannaturale», accenna a vere e proprie «tecniche» e avverte: «affinché la trasformazione abbia luogo deve esistere nello spirito di chi le mette in opera un punto di riferimento veramente trascendente». Infatti, solo così «la diversione o revulsione della sessualità dal suo oggetto più immediato non lascerà residui, perché essa sarà avvenuta proprio in funzione di quel senso profondo»[42].
In questo senso, il processo è chiaramente connesso alla buona battaglia (San Paolo).
In ogni caso, Evola sconsiglia vivamente ogni regime costrittivo e arriva a dire che allorché questo «punto di riferimento trascendente» è presente nel soggetto, la «trasformazione della forza manifestantesi ordinariamente nel sesso avverrà anzi da sé, senza interventi violenti o specifici, quando tutto lo spirito è effettivamente centrato su qualcosa di superiore»[43].
Egli peraltro estende la possibilità di trasmutare l’energia anche a impulsi emotivi come la collera e a impulsi fisici come il movimento del corpo, e dice: «È un antico insegnamento esoterico, che il padroneggiamento di ogni impulso – anche di un impulso semplicemente fisico – avente una certa intensità, libera una più alta e sottile energia». Come effetto di questa «trasmutazione», è riconosciuto «il formarsi di una specie di «aura magnetica» in una «personalità che ispira una specie di sacro timore», unitamente al potere di influenzare gli altri col discorso o con lo sguardo»[44] – insomma, nient’altro che il vecchio trucco mentale degli Jedi. «Questi non sono i droidi che state cercando», avete presente?
la pornografia
Giacchè siamo in tema di sessualità, aggiungo una breve considerazione riguardo una delle piaghe della nostra epoca: la pornografia. Ricordate quanto abbiamo detto sul potere creativo dell’immaginazione? sulla capacità, propria di questa facoltà, di dare una forma alla nostra realtà?
Ebbene, se il sesso «sportivo» e l’autoerotismo rappresentano un futile dispendio di energie che potrebbero essere incanalate in attività di gran lunga più proficue, la masturbazione che include l’utilizzo di pornografia, cartacea o digitale, ha un ulteriore svantaggio. Infatti, lasciando l’immaginazione più o meno inerte, la pornografia paralizza questa facoltà, chiudendoci in un circolo voyeuristico vizioso.
Del resto, quando facciamo uso di pornografia, il nostro atteggiamento mentale è fondamentalmente passivo.
Se proprio non possiamo fare a meno di masturbarci, e compatibilmente con quanto abbiamo affermato circa l’uso corretto dell’energia creativa – e cioè che non conviene sprecarla, convertendola interamente e continuamente in energia sessuale (negli uomini: sperma), errore in cui ahimè molti uomini oggi incorrono – è meglio consentire a quell’esercizio immaginativo che si rende necessario quando manca qualunque tipo di supporto audiovisivo, esercizio che richiede una certa misura di attività immaginativa, la quale a sua volta innesca il potere creativo (o «attrattivo», se parliamo in termini di «legge dell’attrazione») che le è inerente cagionando – talvolta – il manifestarsi di quelle fantasie nella realtà.
Attenzione, però, anche in questo caso, a non essere troppo indulgenti con noi stessi, perché questo utilizzo della mente e dell’immaginiazione è intrinsecamente sbagliato: esso infatti rappresenta il superiore (la mente) asservito all’inferiore (il corpo) e cioè il ribaltamento dell’uomo così come dovrebbe essere secondo il «progetto originale».
Non è colpa di berlusconi!
L’attuale brevità della vita umana è legata ad alcuni fattori, tra i quali vi è senz’altro la mancata trasmutazione delle energie sessuali.[45]
Il clima culturale degenere in cui siamo immersi, in cui contenuti sessuali vengono abbinati a qualsiasi prodotto (generi alimentari, capi di abbigliamento, elettrodomestici, automobili, utensili, profumi, divani e via dicendo) e inseriti in qualunque contesto (giochi a premi, dibattiti, telegiornali, televendite, esposizioni, raccolte di fondi, motoraduni, prime cinematografiche, pièces teatrali e così via), in cui tali contenuti ci vengono propinati ovunque e con ogni mezzo, fa sì parte «dell’opera del diavolo», per dirla alla maniera di certi cattolici un tantino fanatici, ed è, in effetti, qualcosa di eminentemente satanico, giacché rientra nell’attività di quelle forze che tendono a mantenere l’umanità in una condizione di debolezza e di ignoranza delle leggi spirituali, impedendole di trasmutare le proprie energie inferiori in energie superiori, di elevare la propria coscienza e di prolungare la propria esistenza oltre un certo limite.
In ultima analisi, tale attività «satanica» (l’odierno clima culturale materialistico con tutti i suoi annessi e connessi, ivi compresa l’ossessione per il sesso) non dipende dall’operato irresponsabile di determinati individui «detentori di potere», per usare le parole di Gurdjieff, nemmeno, in Italia, da quello di Berlusconi e delle sue televisioni commerciali.
Si tratta invero di elementi inerenti il carattere stesso dell’epoca e la «qualità» del tempo che stiamo vivendo, come direbbe il Guénon, e di conseguenza imprescindibili di esso. Dunque è inutile prendersela con Berlusconi: egli, così come ogni altro «detentore di potere», è semplicemente un agente dei tempi, il burattino di forze cosmiche molto più grandi di lui, per così dire.
Quanto a questo clima culturale degenere, all’ignoranza delle leggi spirituali, all’assurdità del materialismo, alla brevità della vita, all’elevato tasso di mortalità e al fatto che al momento la coscienza dell’essere umano sia polarizzata nella sua componente inferiore, quella corporea… tutto ciò dipende dal carattere stesso del «Kali Yuga» ed è, in un certo qual modo, «naturale», al punto che la situazione non potrebbe essere differente. In effetti, tutto ciò è proprio ciò che distingue questo Yuga da altri Yuga più «illuminati».
Voglio dire che in fondo deve essere così e che ciascun ciclo della comprensione e dell’evoluzione umana (Yuga) deve fare il suo corso: non è possibile né accelerare i tempi, né trasformare uno Yuga in un altro.
Vi è però chi sostiene che il «Kali Yuga» stia per finire, e persino chi assicura che la «recessione» del «Kali Yuga» è acqua passata e che adesso ci troviamo in una «fase di ripresa», nel Dvāpara Yuga, che è lo Yuga successivo.
Premesso che spero con tutto il cuore che i tempi siano maturi per un cambiamento di cui si avverte sempre di più il bisogno, ciò che ho esposto qui rappresenta forse una possibilità non per la maggioranza degli esseri umani, ma per una minoranza di essi, per le eccezioni, insomma, eccezioni che tuttavia, come sempre, confermano la regola generale.
Pier Francesco Grasselli, La Ricerca di Se stessi, estratti dal 1°, dal 3° e dal 5°volume.
Di prossima pubblicazione, «La Ricerca di Se stessi» è la nuova trilogia dell’autore dei romanzi «Ho scaricato Miss Italia», «Fanculo amore» e della trilogia «maledetta» formata da «L'ultimo Cuba Libre», «All'Inferno ci vado in Porsche» e «Vivere da morire», tutti editi da Mursia.
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Siamo tutti schiavi in un mercato globale?
[1] Di prossima pubblicazione, «La Ricerca di Se stessi» è la nuova trilogia dell’autore dei romanzi «Ho scaricato Miss Italia», «Fanculo amore» e della trilogia «maledetta» formata da «L'ultimo Cuba Libre», «All'Inferno ci vado in Porsche» e «Vivere da morire», tutti editi da Mursia.[2] La storia è inserita nel Libro quinto di La Ricerca di Se Stessi.[3] Boiardo, Orlando Innamorato, Libro terzo, Canto primo, 4.[4] Sulla strada, Parte prima, cap. 10 (qui nella traduzione di Magda de Cristofaro per le edizioni Mondadori).[5] Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 19 gennaio 1975. Il coito, l’aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti, Garzanti, p. 99.[6] René Guénon oppone all’attuale «Regno della Quantità» l’antico e tradizionale «Regno della Qualità». Cfr. René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Adelphi.[7] Si tratta dell’archetipo dell’atto fisico.[8] Da Lamento.[9] Da una lezione tenuta il 10 maggio 2011 dal cardinale Mauro Piacenza alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Torino e pubblicata su Il Foglio(.it) in data 15 maggio 2011.[10] Ibidem.[11] Julius Evola, in un articolo su Meridiano d’Italia del 14 marzo 1954 dal titolo: “I difetti di stile delle ragazze italiane”, riportato in Metafisica del Sesso, Appendice, 3, Ed. Mediterranee, pag. 319.[12] Il postulato fondamentale di Lavoisier è: « Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma»[13] Yoga Sūtra, II, 38.[14] S. Freud, La morale sessuale «civile» e il nervosismo moderno, incluso in Opere, Ed. Boringhieri, Torino, 1968-1993, Vol. V, pag. 416.[15] I segreti della trasformazione, Capitolo decimo, Bompiani, pag. 260.[16] O autoerotico.[17] Napoleon Hill, Pensa e arricchisci te stesso, XI, “Il mistero della trasmutazione sessuale”, “Perché si ha raramente successo prima dei quarant’anni”.[18] Henry Thoreau, Walden –Vita nei boschi, Capitolo XI “Leggi più alte”, Grandi Classici Bur, pag.285.[19] P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, a cura di Henry Thomasson, Cap. IX pag. 199.[20] Le leggi del destino – Regole di gioco per la vita, Mediterranee, pag. 88, 90, 91.[21] L'«energia creativa» è «energia sessuale» solo nella sua forma di espressione più bassa, che è quella legata alla riproduzione e quindi al mondo materiale.[22] Cfr. Genesi, 38,10.[23] Cfr. Giudici, 16.[24] Yoga Sutra, 11.38.[25] Il corsivo è dell’Autore[26] John Milton, Il Paradiso perduto, Libro XI, 778-792. Gherardo Casini Editore, Traduzione di Lazzaro Papi.[27] A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda, La scienza della realizzazione spirituale, The Bhaktivedanta Book Trust, 2005, “Distinguiamo i guru dai ciarlatani”, pag. 82[28] Ibidem.[29] Ibidem.[30] A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda, La scienza della realizzazione spirituale, The Bhaktivedanta Book Trust, 2005, “Con tutta l’umiltà di cui sono capace”, pag. 88.[31] Film del 2013 diretto da Martin Scorsese.[32] Alice Bailey, Iniziazione umana e solare, Capitolo XIX, Regole per i candidati.[33] I segreti della trasformazione, Capitolo quarto, Bompiani, pag. 110.[34] Ibidem, pag 111.[35] Max Heindel, La cosmogonia dei Rosacroce, Capitolo 12°, Evoluzione della Terra, (La caduta dell’uomo)[36] I Vangeli apocrifi, ET Einaudi, Vangelo dello Pseudo-Matteo, VII, pagg. 73, 74. A cura di Marcello Craveri.[37] Il Sentiero della Perfezione, 4, pag. 47.[38] Valeria Douglas, 26 gennaio 2008, “Niente sesso, siamo star”, www.starlettime.com.[39] Da una lezione tenuta il 10 maggio 2011 dal cardinale Mauro Piacenza alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Torino e pubblicata su Il Foglio(.it) in data 15 maggio 2011.[40] Filippesi 2, 5.[41] Da una lezione tenuta il 10 maggio 2011 dal cardinale Mauro Piacenza alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Torino e pubblicata su Il Foglio(.it) in data 15 maggio 2011.[42] Julius Evola, Metafisica del Sesso, 51 “Le trasmutazioni e il precetto di castità”, Ed Mediterranee, pag 249-253.[43] Ibidem.[44] Ibidem.[45] L’altro fattore principale è la dominante atmosfera culturale materialistica che isola l’individuo dall’inesauribile fonte di energia che possiamo chiamare «Dio».